Carmina non dant panem
Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007
Carmina non dant panem (sigh)
Colgo l’invito di Fabrizio a tenere una rubrica su poesia ed editoria. In quanto piccolo rappresentante di un mondo che presenta più facce,a volte contraddittorie, dico subito che raramente ho pubblicato autori che non mi aiutassero, dietro acquisto di un certo numero di copie della loro opera, a sostenerne il peso economico e, soprattutto, a diffonderla. Mi risulta che anche editori ben più solidi e affermati del sottoscritto considerino la poesia come un investimento “culturale”, solitamente a fondo perduto, e spesso richiedono anch’essi un contributo. È giusto allora che la pubblicazione diventi una opportunità legata a un minimo di disponibilità economica? Probabilmente no, ma questa mi pare essere la realtà. Ovviamente c’è chi pubblica di tutto, basta che l’autore paghi, ma fortunatamente ci sono anche numerosi piccoli editori che cercano di seguire una linea editoriale che premi la qualità: credo sia questa l’unica strada, per quanto faticosa e impervia, che porti da qualche parte, che produca opere di cui qualcuno parlerà, con qui qualcuno si confronterà, ciò che è in fondo lo scopo di una “pubblicazione”. Oggi il libro su carta è un esito meno assoluto rispetto a un tempo: il web può essere un luogo importante di dialogo e confronto fra poeti, si possono pubblicare poesie su riviste virtuali, esistono i libri elettronici generalmente in formato pdf. È anche vero che la carta resta però ancora una modalità che non ha perduto il suo fascino, anche perché costitutivamente meno effimera delle altre, e anche perché richiede a editore e autore uno sforzo economico che presuppone delle scelte. Di solito un autore, anche giovane, sente quando è arrivato il momento di esporsi, di “pubblicarsi” e inizia così a inviare la sua raccolta a chi potrebbe potenzialmente pubblicargliela. Questa fase è molto importante: alcuni editori “importanti” potranno anche non rispondere, altri potranno fare offerte che puntano solo a lucrare suo questo desiderio dell’autore, altri potranno fare offerte più oneste e chiare senza illudere l’autore su una distribuzione il più delle volte inesistente. Pubblicare vuol dire che in quell’editore in fondo si ha fiducia, e quest’ultimo deve cercare di non tradirla. Ma anche l’autore deve avere senso critico, valutare più proposte e ascoltare i suggerimenti editoriali che possono essergli fatti: niente è perfetto, tutto è perfettibile e magari l’opera che si considerava matura, ha bisogno ancora di tempo, o di tagli o forse è bene resti nel cassetto. Un modo per vagliarne la “qualità” è quello di farla partecipare in toto o a stralci a concorsi letterari seri, con giurati che facciano il loro lavoro con competenza ed entusiasmo (anche nel mondo dei concorsi c’è infatti un po’ di tutto, sia in termini di qualità delle giurie che di loro affinità a questo o a quel circolo), di solito le cose di qualità vengono bene o male notate e giudizi e commenti critici possono essere un prezioso aiuto all’autore. Alcuni premi prevedono poi la pubblicazione premio e questa è una maniera per pubblicare a costo zero.