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Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

LA noia e il duro lavoro

Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007

di Massimo Orgiazzi – 1° Nov. 2006

Altro studente, altra scoperta. Di ieri la notizia dell’ennesimo ritrovamento, ancora scorrendo archivi, ancora in un’università. Alla Virginia Commonwealth University è infatti iscritta Anna Journey, che ha scoperto un sonetto inedito di Sylvia Plath, scritto nel 1955 e proprio alla rivista letteraria on line dell’ateneo ha rilasciato il testo, pubblicato poche ore fa. Pochi poeti in lingua inglese, si pensa, sono stati letti così ampiamente e così ampiamente fraintesi come Sylvia Plath. Troppo spesso infatti il peso e il significato della sua poesia sono stati letti quasi esclusivamente alla luce della vita tormentata e della tragica morte suicida all’età di soli trentun anni nel 1963. E’ abbastanza frequente per chi si avvicini all’opera della Plath ricondurre la fibra e la dorsale dei suoi versi e di tutto il suo lavoro (anche in prosa) ad una pazzia che ha guidato la composizione di centinaia di poesie, racconti e pagine di diario: approccio questo senza dubbio tanto spontaneo quanto acritico, inaccurato e discriminatorio. Pochi poeti del novecento hanno lavorato con tanta dedizione per costruire uno stile e una forza espressiva, in una parola, una poesia, come ha lavorato Sylvia Plath. Il sonetto ritrovato risale al periodo degli studi della giovanissima Sylvia, un periodo di intense letture, riflessioni ed esercizi. In questi versi traspare la rielaborazione della lettura di The Great Gatsby di Francis Scott Fizgerald, ma contiene echi di Tender is the night, allusioni al Don Chisciotte, a Henry James, oltre che fornire una personale risposta indiretta a quel tanto famoso mostro delicato descritto da Baudelaire in Au lecteur.

La noia e il duro lavoro si incrociano in maniera inedita in questo brano così ordinatamente battuto e ribattuto a macchina da Sylvia sui fogli bianchi a Northampton, Massachussets e ritrovati pochi giorni fa a Bloomington, Indiana. Su di essi, nell’angolo in alto a destra, nome, cognome ed indirizzo di un’intersezione: quella tra una vita breve e dura passata a scrivere e un lavoro che sembra non sapere fine.

Ennui

di Sylvia Plath

Tè in foglie vanifica chi corteggia le catastrofi,

allineando futuri dove non accadranno:

scorri il palmo della zingara e sbadigliando

lei non predirà di rimasti rischi da affrontare.

L’azzardo è ora arido: naif d’un cavaliere

che trova orchi fuori moda e inauditi draghi,

mentre principesse dichiarano blasé le fiere

battaglie al terrore come perfetto assurdo.

La bestia nelle jamesiane vie tranquille non assalirà,

forzando a crisi la carriera stagnante dell’eroe;

e quando noncuranti angeli caleranno a tromba la briscola del Signore,

mentre folle oceaniche annoiate per un turno appariranno ansiose,

sperando nella strage, né premi o scuse

strapperanno donna o tigre al fato, alle sue cieche porte chiuse.

(trad. m.o.)