Lucianna Argentino
Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007
Se nel nome è il destino, come si diceva nella cultura latina antica, quello di Lucianna Argentino potrebbe essere di riflettere la “lucentezza” discreta e tenue dell’argento, piuttosto che quella sfarzosa e carnale dell’oro; con una composta eleganza apollinea, lontana da ogni fugace esuberanza dionisiaca.La sua fedeltà al suo destino aveva cominciato a rivelarsi, nella sua precoce vocazione poetica, già nel 1991, con la sua prima silloge “Gli argini del tempo”; e da quei labili argini emergeva ancora timorosa la particolare sonorità della sua voce che “ tra vapori e pulviscoli / di cose remote” trovava corpo solo “dove la vita / diviene ricordo”. Cominciava a compiersi quella trasfigurazione della parola, nella sua scrittura, che con “Biografia a margine” ( del 1994 ) forniva più evidenti indizi del carisma del Poeta per necessità estrema, come tramite eletto dell’avviso di un mistero: un invito segreto a divenire testimone dell’invisibile ed interprete dell’ineffabile, in una continua dialettica del senso e della funzione della Poesia nell’Essere: “Mimetizzata nelle parole / non so dire se / oltre la parola vivo / nella parola scompaio / o se / oltre la parola scompaio / nella parola vivo…” E’ quasi tutto in questo cruciale dualismo che si delinea la peculiarità della sua poetica, nell’ansia di un’ineluttabile aporia che si celebra la sua estenuata ricerca e, forse, la sua vittoriosa condanna ( di non rassegnata Euridice, con la sua rinuncia a seguire il suo Orfeo ). Col tempo la sua pagina diviene sempre più estuario di un sofferto percorso, di cui il lettore può individuare le tracce, nel quale non si cercano né accolgono scorciatoie e accomodamenti. E più ancora nel suo “Mutamento”, del ’99, Lucianna consacra il consapevole dono del suo “sangue nero di china”…”oceano solcato dalla sua lingua”, in un continuo ricorrere all’allegoria, ben oltre la consueta metafora, per rendere colmabile “l’abisso tra passione e coscienza” . Ma è in “Verso Penuel”, del 2003, territorio del confronto più estremo e verticale, che essa ritrova nuove risorse per la sua perpetrata lotta con l’Angelo, seppur ferita dalla balenante presenza divina. In questa sua dimensione terrena, in cui “la verità umana zoppica”, Lucianna avverte più intima e aspra la necessità di una “pazienza in cui si affila il verso”…”perché non si sconsacri il cuore / nel presagio della carestia / e sia divino questo nostro umano / tentare l’invisibile”.
Francesco De Girolamo
Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Ha collaborato a diverse riviste e partecipato a letture pubbliche e a rassegne di poesia. Nel 1991 ha pubblicato la raccolta poetica “Gli argini del tempo” (ed. Totem). Nel 1993 ha ricevuto il prim premio “Donna – Poesia”, in seguito al quale ha pubblicato con Fermenti la raccolta“Biografia a margine” (1994), con prefazione di Dario Bellezza, segnalato al Premio Montale nel ‘ 95. Nel 1999 è uscito “Mutamento” sempre per i tipi della Fermenti, nella collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, con prefazione di Mirella Bettarini. La sua più recente raccolta poetica “Verso Penuel” è state pubblicata dalle “Edizioni dell’ Oleandro”, nel 2003, con prefazione di Dante Maffìa.
Mi percepisco radice e ramo di quercia
uccello cicala e pesce
uomo bambino sorella
un po’ meno donna
un quasi un se un domani.
Altrove è l’aria di cui vivo
altrove è il luogo dove sono
lontano (lo spazio di uno sguardo
di un silenzio) da qui
dove la consuetudine a vivere
si pronuncia parallela alla morte.
Mimetizzata nelle parole
non so dire se
oltre la parola vivo
nella parola scompaio
o se
oltre la parola scompaio
nella parola vivo.
Nella pagina cerco risposte
assecondando il tempo
che separa l’idea della morte
dal suo compiersi.
.
(da “Biografia a margine”, Fermenti 1994)
Che importa ormai sapere
se c’è o non c’è tempo
per placare l’impazienza di Orfeo
se sono io – Euridice – a voltargli le spalle
a non volerlo seguire?
(da “Biografia a margine” Fermenti 1994)
***
Provami l’utilità del Bene
tu che mi hai voluta qui
senza chiedermi dove sono,
dov’è che sono veramente.
Dimmi chi è che può salvare
e chi essere salvato,
ma considera pure l’incapacità mia
di sentire altro che non sia
questa inadeguata sapienza.
Sappi che non so circuire la vita
perché drappelli di parole
ostinate alla distanza mi assediano,
ma so che tra passione e coscienza
l’abisso è colmabile
se Dio riprendesse la Sua onnipotenza
dalle nostre mani…
(da “Mutamento”, Fermenti 1999)
***
Avrei dovuto imparare
dall’umile ritrarsi dell’ombra
al passo della luce
prendere esempio dall’ombra lieta dell’acqua
da quella mobile trasparenza
il vivere aderito all’obbedienza.
Ma somiglio a quell’istante
in cui anche un orologio fermo
segna l’ora esatta…
Per questo restano acerbi i peccati
inagrestisce la coscienza nell’ovvietà
ma la necessità rincasa a dettarmi
d’un mondo sommerso
- pazienza su cui s’affila il verso.
(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)
***
Baciata dal tempo e da quel bacio all’attimo consegnata
sminuzzo la realtà per meglio amarla
nell’ora in cui le rondini tornano
ad abitare le fessure di pietra e gli angoli
della stanza placano la loro aguzza forma.
Vorrei tornare a questa vita col privilegio
di chi non si è mai guardato in uno specchio
per darmi un’ esitante certezza
ora che esito soltanto.
(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)
***
Assicurami il talento di Persefone
tu, mia ragione scoscesa a picco
sull’ubiquità di cui mi fai capace.
Muta in furtiva voce
la vertigine d’essere riva al tuo destino
perché non si sconsacri il cuore
nel presagio della carestia
e sia divino questo nostro umano
tentare l’invisibile.
(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)