Marco Saya
Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007
L’opera poetica di Marco Saya è in costante dialogo con la modernità, dialogo che tuttavia non presuppone necessariamente una reciproca comprensione. La vita è un «tiramolla quotidiano», l’ovvietà delle cose che il soggetto vive privatamente, nel confronto con l’esterno. La poesia del Nostro è quindi un percorso privato, di un io «saltuario» che vive in modo discontinuo la sua vita, un io diminuito , ma che tuttavia esiste, si afferma come centro indispensabile della vicenda poetica.
La diminuzione avviene man mano che il soggetto entra in contatto con il mondo fuori: «fuori-esco / stordito», quasi vittima di una perdita di coscienza. La routine quotidiana,dunque, intorpidisce, ubriaca, genera «vuoto» e innesca lo smarrimento del senso, recuperabile solo in momenti di «black-out», quando per incanto «ripiomba l’origine. / il buio della prefazione» (che forse potrebbe essere per refuso “perfezione”). La sua poesia, come quella di molti autori a lui contemporanei, germoglia per sottrazione (che spesso coincide con la «spogliazione» dell’io, il suo ridursi a larva ectoplasmatica gettata nel presente di niente e di nessuno).
Respiro cortissimo, il più delle volte franto (o anche: sincopato, secondo ritmi che variano su scale blues o improvvisi jazzistici, tanto per ricordarci che Saya è anche autore blues), percorsi che insistono negli interstizi, tra le righe, indugiano negli spazi che le parole lasciano incustoditi, nelle zone in cui si arresta il ritmo per riprendere slancio. In queste aree depresse si assiste talvolta all’emersione di barlumi di vita solo per contrasto, per autocombustione del negativo, un affiorare di possibili scappatoie dall’automatismo e dagli ingranaggi della vicenda contemporanea, tramite il cortocircuito linguistico o l’ausilio dell’ironia («bene. / mi sento più sereno. /il vuoto alle spalle, / come quella scimmia, / scrolliamocela» dove Montale si mescola al pop e all’idiozia contemporanea).Si intarsiano nella trama precaria della lingua di Saya voci che provengono da chissà dove e che producono effetti di straniamento inquietanti, quasi beckettiani: «“E gli altri?”, / nelle loro cose affaccendati. / “ma cosa fanno?”, / “producono il vuoto”. / oggi va così». Non è dato trovare un centro, ma forse sarebbe perfino un errore cercarlo. Nemmeno la lingua risponde più ad un centro di gravità. L’io stesso si tiene insieme grazie ad una semplice «cintura» che evita la dispersione definitiva dei pezzi. Resterebbe deluso alla lettura chi cerca nella poesia un fluido raccontare, un respiro narrativo. Qui può trovare solo cellule anarchiche, refrattarie a qualsiasi controllo centrale: una parola pulviscolare, ma piena di croste, una sintassi quasi del tutto azzerata, al punto tale da negare, talvolta, perfino al verbo una destinazione. Pur tuttavia l’operazione di Saya restituisce uno spaccato della società attuale con dovizia di particolari tale da costituire un racconto in versi, in cui non manca nemmeno il dialogo a più voci («non torni a letto?») che agiscono al di fuori della coscienza del soggetto, indipendenti, dunque, dal suo volere. La lettura ci conduce in un mondo privo di temporalità, quasi come se fosse lì da sempre, nella sua precarietà: una presentificazione ammuffita, dove nulla può cambiare (o quasi). Al contempo, la lingua è un grumo esploso di materia verbale tenacemente arroccata alle cose, che reca con sé frammenti di materia, singolari impasti, reduci di una sommaria centrifuga all’interno di un mixer cosmico. L’invito finale a lavarci «ammollandoci nelle cicerchie» fa pensare all’uomo come ad un essere a metà strada tra l’inerte vegetale e l’anfibio («gran fritto di olii nelle branchie ingurgitati»): una specie costretta a trasmutarsi per continuare ad esistere (per la vita, invece, conviene rivolgersi altrove).
Luigi Metropoli
Appunti e interrogativi tra le righe…
Appunti
Svesto il cuore
dal rivestimento
ponendo là in angolo
il battito di ciglia
a ripiego di fatti
intransigenti,
corporei appunti.
Spogliazione
Qualche volta mi privo
di sensi,
rotolando mi allungo
nell’intercapedine
( affranti di pori )
e poi
e dopo poi
il tiramolla quotidiano
mai posato in un riposo
sono saltuario.
Vuoto
vuoto
“quale il senso?”,
solo la sicurezza del segmento
più o meno lungo.
ri-vuoto
l’incipit sogna.
la chiusa chiude.
stop
si riaccende la lampadina.
(fulminata)
l’alogena dura di più,
costa di più.
black-out (talvolta) ripiomba l’origine.
il buio della prefazione.
vuoto
zampilla l’emozione.
la siccità permette la goccia.
bagna le labbra.
un senso…
sembra esistere.
“E gli altri?”,
nelle loro cose affaccendati.
“ma cosa fanno?”,
“producono il vuoto”.
oggi va così.
il segmento si accorcia.
bene
mi sento più sereno.
il vuoto alle spalle,
come quella scimmia,
scrolliamocela!
Accelerazione/decelerazione
(così come viene)
corpo dal buio s’alza.
“non torni a letto?”
pitstop
il dentifricio
dopo la doccia
dopo l’atto
consumato.
(rapido)
il sudicio scende le scale
dentro il sacco.
(nero)
sinistro colore
8 e 15
sventagliata dal mondo
fuori-esco
stordito
18 e 0zero
rimozione
fretta del rientro
non c’è più,
il sacco.
un altro sale al piano,
zavorra della giornata.
inutile
sbuccio la mente.
fette d’ananas,
pelle ritrova il nido.
(caldo)
il resto mancia!
delete files
temporanei
clear history
si è fatto chiaro.
Cintura
Quando ti infili la cintura
sembra di ricomporre i pezzi,
(ancora sopiti) chè il sopra e sotto
appaiono avvitati per incanto,
sino a sera,
quando un letto
ti riporta allo spoglio del puzzle,
già sporcato dall’ovvietà delle cose
e quella cintura
ci libera dalla consuetudine
confusa della follia.
Lische
Il bambino e la sua bolla,
scoppia a una certa altezza.
Schegge di sapone a nozze con polveri
sottili nevicano l’asfalto.
Il camino fuma ceneri
di lische consumate.
Balconi anneriti nero di seppia.
Gran fritto di olii nelle branchie ingurgitati.
Rigurgita l’atmosfera,
rigurgito della massa a terra:
“dove andiamo?”
Il fondotinta nasconde gli involucri.
“pioverà?”
Laviamoci ammollandoci nelle cicerchie.
Marco Saya , è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953 dove ha trascorso i suoi primi tre anni per poi trasferirsi a Rio de Janeiro per circa 7 anni. Dal 63′ risiede a Milano dove attualmente opera nel settore informatico. La musica e la chitarra jazz (hobby che già coltivava a 14 anni) sarebbero poi diventate la sua vita e una seconda professione. Ha pubblicato il primo libro di pensieri dal titolo Bambole di Cera (2000) edito da Antitesi – Laura Vichi Publisher con il quale si è classificato secondo al concorso nazionale di poesia “La Cittadella” dedicato alla poetessa Maribruna Toni e successivamente premiato al concorso internazionale Victor Hugo. Prosegue la sua attività di scrittore con la pubblicazione della seconda raccolta di poesie dal titolo Raccontarsi (2002) edito dall’istituto Italiano di Cultura di Napoli diretto dal Professore e poeta Roberto Pasanisi. Pubblica un e-book dal titolo Sassolini e presente sul sito Internet diretto dal poeta Emiliano Cribari. Contemporaneamente esce il suo nuovo libro di poesie e brevi racconti dal titolo Dirimpettaio (2002) edito dalla Oceano Edizioni. Da Natale 2003 è in distribuzione la raccolta di poesie dal titolo Nei travagli di ogni attimo edito dalla Domina Editrice. Dal 15 Marzo 2003 è in distribuzione 4-poets silloge poetica edita dalla casa editrice IL FILO diretta da Giulio Perrone . Da Aprile 2005 è uscita la sua nuova raccolta di poesie edite sempre dal Filo edizioni dal titolo: Noi, atomi alla ricerca di un nucleo. E’ presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: Voci edita da ARPANet; Il teatro del Tempo e Sul Filo dell’Innocenza edite da Akkuaria; E il naufragar m’è dolce in questa radio e Poesie del nuovo millennio edite da Giuseppe Aletti; Le migliori 100 poesie del web 2000 e 2001 a cura dell’associazione Penna D’autore; Antologia poetica edita dall’Osservatorio Letterario; L’albero degli aforismi e Il segreto delle fragole (2005) editi da Lietocolle; Swing in versi (2005) edito da Lampi di Stampa. Collabora poi con il mensile letterario Il Filo, e conduce una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. Presenzia ad alcuni concorsi di narrativa e poesia in qualità di membro di giuria. Infine è presente su tutti i più importanti siti di poesia dove raccoglie importanti risultati nei vari concorsi proposti e partecipa ai vari reading nelle manifestazioni poetiche. E’ socio di Milanocosa dal 2004.