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Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Stefano Guglielmin

Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007

torna un caro amico, Stefano Guglielmin, con un testo di grande attualità su un tema cruciale del fare poesia. sono sicuro che il dibattito ci farà capire molte cose importanti. grazie, Stefano, benvenuto!
“… Insegnare a scrivere poesie significa sprofondare con l’allievo diligente nel cerchio di una tradizione, rispettando reciprocamente la paura, l’entusiasmo, il dissenso che accompagnano questo viaggio imprevedibile. Tale esperienza di lettura può toccare l’allievo alla radice, sino a spingerlo a staccarsi dal giogo dei padri così da sentirsi libero di errare. In verità, non si può insegnare a scrivere poesie, bensì ad ascoltare il suono delle proprie catene, infondendo all’allievo la speranza di poterle tagliare. E tuttavia, semmai questa libertà fosse raggiunta – proprio in quanto slegherebbe il poeta dalla causalità fenomenica, convincendolo d’essere in contatto con l’origine, con il pre-logico – sarà poi necessario gestirla con cautela, per non cadere nella mistica dell’autenticità, che rende il poeta eletto e, al tempo stesso, schiavo del proprio destino disvelante.

[...] il lavoro con l’allievo consisterà dunque nel riconsiderare il valore produttivo infuso dalle catene, quel loro additare la via e le voci che più ci assomigliano e dalle quali pur vorremmo prendere congedo. La dialettica fra libertà dal vincolo e necessità dello stesso diventa così il luogo in cui il poeta forgia il proprio stile, in un esercizio di cui Sisifo è maestro. C’è chi allora s’incatena alla metrica, chi alla filosofia, chi al mito, chi alle cose, chi al gioco, e tutti però, patendo tale legame, scrivono la poesia successiva, nella speranza che essa meglio incarni quanto fugge alla legge, quanto s’ammoglia al libero volo. In questo senso, ci sono tanti modi di fare poesia, ma unica si rivela l’inquietudine verso la propria opera e l’insoddisfazione per come questa incarni il nostro progetto. Progetto che tuttavia esiste soltanto nell’opera, in una circolarità che rende necessario il movimento, la ricerca, il confronto con se stessi e con gli altri poeti. Un buon insegnante tutto questo lo sa.”

Inedito
Stefano Guglielmin