<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>La poesia e lo spirito.com &#187; archivio autori</title>
	<atom:link href="http://fabry2000.wordpress.com/category/archivio-autori/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://fabry2000.wordpress.com</link>
	<description>Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Oct 2007 17:09:49 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='fabry2000.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/6f441b1abea32d0a6e03f1b658e66145?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>La poesia e lo spirito.com &#187; archivio autori</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://fabry2000.wordpress.com/osd.xml" title="La poesia e lo spirito.com" />
		<item>
		<title>Valeria Baldissera</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/valeria-baldissera/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/valeria-baldissera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 15:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/valeria-baldissera/</guid>
		<description><![CDATA[(Riprendendo la consueta formula introduttiva del curato) oggi diamo il benvenuto a Valeria Baldissera, giovanissima autrice ventiduenne figlia della provincia veneziana, laureanda in Lettere Classiche all&#8217;Università di Padova.  La sua poesia ha già ricevuto prestigiosi riconoscimenti, fra  i quali il primo posto ai premi &#8220;Diego Valeri&#8221; (sez. inedita) 2002 e &#8220;Venanzio Reali&#8221; sempre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=32&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>(Riprendendo la consueta formula introduttiva del curato) oggi diamo il benvenuto a Valeria Baldissera, giovanissima autrice ventiduenne figlia della provincia veneziana, laureanda in Lettere Classiche all&#8217;Università di Padova.  La sua poesia ha già ricevuto prestigiosi riconoscimenti, fra  i quali il primo posto ai premi &#8220;Diego Valeri&#8221; (sez. inedita) 2002 e &#8220;Venanzio Reali&#8221; sempre nel 2002. Il tratto comune di gran parte delle sua produzione lo si può identificare nella presa di coscienza e nella maturazione di sé attraverso il passaggio nei luoghi della propria personale esperienza;<span id="more-32"></span> in ogni poesia sembra configurarsi un doppio sguardo, uno rivolto all&#8217;oggettività della realtà fisica, e l&#8217;altro ripiegato nell&#8217;intimità, ad analizzare i mutamenti che luoghi e tempi attraversati provocano nel divenire dell&#8217;Io. Ecco allora che la sua poesia si distanzia in egual modo sia dal minimalismo descrittivo, sia dal patetismo di certa lirica concentrata troppo &#8220;sulla propria pancia&#8221;. Stupisce quindi la sicurezza con cui affronta temi anche delicati, o se vogliamo anche originali, come il rapporto con la propria non-dialettalità in una terra di dialetto, o l&#8217;audace analogia fra le scosse della terra e i tremori controllati di un amore declinante. Una scrittura controllata quindi, che spesso si svolge in una chiara circolarità, senza cedere alla foga della sfrenata confessione, mostrando invece una spiccata sensualità governata dall&#8217;ordine e dalla compostezza.</p>
<p>Il background classico è ovviamente parte preminente, assieme alle letture di autrici quali Sexton e Plath. Una parola riguardo l&#8217;uso dei riferimenti dalla letteratura greca e latina: innalzano senza dubbio il tono del testo, dando una vaga impressione di elitarismo, ma l&#8217;uso è senz&#8217;altro intelligente, funzionale al discorso, configurandosi come una sottolineatura esplicativa del tema trattato, e non come una maschera dietro la quale celarsi.</p>
<p>Auguro a tutti buona lettura.</p>
<p>Simone.</p>
<p>TRIESTE</p>
<p>Come i soldati di Senofonte</p>
<p>tra le cime gelate dell&#8217;Armenia</p>
<p>(Manuel Forcano)</p>
<p>Come una Trebisonda che si rinnova</p>
<p>dopo ore di nebbia, è tipico del mare</p>
<p>l&#8217;apparire all&#8217;improvviso, anche dopo Monfalcone.</p>
<p>Me è Novembre, non è tempo di novità.</p>
<p>Ho lasciato che il freddo richiudesse</p>
<p>il mio corpo in ogni parte vivo,</p>
<p>e la città si è chiusa su di me come un fiore</p>
<p>nei suoi petali di luci la sera.</p>
<p>E qualcosa di noi si è perso</p>
<p>nelle piazze o nelle salite,</p>
<p>ma in quest&#8217;aria tormentosa</p>
<p>che confonde il nuovo</p>
<p>silenzio</p>
<p>ci siamo ritrovati più chiaramente.</p>
<p>Così ogni giorno ci verranno dietro</p>
<p>come persone immaginate</p>
<p>le città che vorremmo nostre.</p>
<p>Trieste, Novembre 2005</p>
<p>TORRI DEL SILENZIO</p>
<p>Chiaro nasce il calore dalle pietre</p>
<p>sulle Torri del Silenzio,</p>
<p>dove gli Zoroastriani</p>
<p>deponevano i loro morti</p>
<p>per non contaminare la terra.</p>
<p>Luoghi che non si visitano di giorno:</p>
<p>troppo caldo sotto il velo</p>
<p>che deve coprire i capelli,</p>
<p>troppi i fantasmi</p>
<p>con cui mezzogiorno spaventa.</p>
<p>Allontanare dagli occhi</p>
<p>le ombre lunghe delle pietre</p>
<p>meno pallide della pelle</p>
<p>che non può prendere il sole,</p>
<p>e al ritorno levarsi il velo come Alcesti</p>
<p>e poi tacere per tre giorni,</p>
<p>lasciata l’antica polvere bianca</p>
<p>ma non ancora tornata</p>
<p>a questo mondo del tutto,</p>
<p>qui – a cinquemila chilometri di asfalto</p>
<p>dai miei luoghi mitici</p>
<p>a ricercarli in quelli degli altri</p>
<p>- nel deserto del silenzio dei vivi.</p>
<p>Yazd (Iran) – Agosto 2004</p>
<p>DOÐUBAYAZIT</p>
<p>“Ahura Mazda proteggici</p>
<p>da carestie, menzogne e terremoti”</p>
<p>diceva l’iscrizione di Persepoli.</p>
<p>La prima scossa l’abbiamo sentita</p>
<p>dopo cena all’Internet Cafè,</p>
<p>e i ragazzi turchi hanno sorriso dicendo</p>
<p>che era normale, lì era normale,</p>
<p>ma si vedeva che stavano</p>
<p>per scendere di corsa giù dalle scale.</p>
<p>La seconda quando eravamo</p>
<p>su in albergo al terzo piano</p>
<p>ha fatto oscillare i tubi dell’acqua.</p>
<p>E allora la notte si è fatta</p>
<p>più buia e più lunga</p>
<p>dell’ombra antica dell’Ararat,</p>
<p>con i cani che abbaiavano</p>
<p>al nemico invisibile delle colline.</p>
<p>Ma so aspettare le cose spiacevoli,</p>
<p>come ho aspettato che mi chiamassi</p>
<p>per tutta la Primavera,</p>
<p>e non è stato il muezzin delle quattro</p>
<p>con le sue vocali lunghe delle invocazioni</p>
<p>a convincermi che fosse tutto finito,</p>
<p>che fosse tutto davvero finito,</p>
<p>perché anche la vita impone a volte</p>
<p>la sua circolarità consolante.</p>
<p>E così la terza scossa è arrivata</p>
<p>alle cinque, leggera e inutile</p>
<p>come la tua breve lettera di non scuse,</p>
<p>tanto improvvisa quanto attesa</p>
<p>dalle ore passate a non volerla.</p>
<p>Ahura Mazda continua a proteggerci</p>
<p>da carestia, menzogne e terremoti.</p>
<p>Doðubayazýt (Turchia) – Agosto 2004</p>
<p>I CAMPI</p>
<p>1. I CAMPI DIETRO CASA</p>
<p>A Meg (anche) perché è triestina</p>
<p>Déa vose vecia dei campi da drio casa<br />
altro no me resta che qualche fossile traslà,<br />
qualche formula magica e coraggiosa<br />
a forza inserita in sintassi regolare.</p>
<p>Vecio parlar dei muri drio cascar                                       5<br />
ora l’é sol un vecio scoltar<br />
di perfetta comprensione e altrettanto<br />
incapace traduzione e artificiosa.<br />
Maràntega, betònega<br />
terra terribile che parla con voce umana                           10<br />
co tanti filtri verbali quante che le é<br />
e pozioni desmentegàe.</p>
<p>Così io mi sforzavo di riprodurre<br />
e vosi da sempre scoltàe<br />
ma la lingua era una per le strutture                                    15<br />
e le stesse espressioni tanto familiari<br />
da mi e vegnéa fòra a sçòppi improvvisi,<br />
come un motore inceppato che non parte e salta.</p>
<p>Eppure la sensazione c’era<br />
che tutti questi relitti lessicali                                               20<br />
contenessero un segreto, una radice<br />
- l’imprinting, l’ho sentito una volta chiamare.</p>
<p>Vecia vose de panòce e veci punèri de discorsi,<br />
e to malìe e i to incantamenti i é al sicuro<br />
e le tue stratificazioni si difendono                                        25<br />
come tante fortificazioni.</p>
<p>Ma mi bastava spostarmi di poco<br />
per essere già lontana,<br />
e le sentivo allora un po’ più mie<br />
e quasi a me somiglianti le vocali,                                      30<br />
sempre troppo aperte o troppo chiuse,<br />
e tutte quelle [ts] sfrigolanti ed estrose<br />
che non riesco a non pronunciare,<br />
cara lingua che non ho mai saputo parlare.</p>
<p>Ceggia (Venezia) – Settembre 2004</p>
<p>1-2 Della voce antica dei campi dietro casa</p>
<p>altro non mi resta che qualche fossile traslato</p>
<p>5-6 Vecchio parlare dei muri traballanti</p>
<p>ora c’è solo un vecchio ascoltare</p>
<p>9  Sono due meraviglie dialettali. Maràntega è una donna vecchia e secca, simile a una befana, e deriva da una radice germanica che significa “incubo”. Betònega vuol dire chiacchierona e pettegola.</p>
<p>10 cfr Odissea, X libro “dea terribile che parla con voce umana” riferito alla maga Circe</p>
<p>11-12 con tanti filtri verbali quante sono</p>
<p>le pozioni dimenticate.</p>
<p>17 da me uscivano a scoppi improvvisi</p>
<p>23-24 Antica lingua di pannocchie e antichi pollai di discorsi,</p>
<p>le tue malie e i tuoi incantamenti sono al sicuro</p>
<p>2. I CAMPI DI NOTTE</p>
<p>La notte è impenetrabile come un cerchio.</p>
<p>Il silenzio è una linea infinita che si allunga</p>
<p>sul profilo dei campi. Alberi e rumori</p>
<p>li toccano verticali, leggeri, come</p>
<p>semi di pioppo che si posano sull’erba.</p>
<p>Il buio è continuo, una nota prolungata.</p>
<p>Non tocca nulla, ma incombe sui campi,</p>
<p>e il suo abbraccio è estenuante.</p>
<p>Si espande tra gli alberi soffocando i lampioni.</p>
<p>È vuoto come un buco, e come un buco li inghiotte.</p>
<p>Lentamente stasera passo in mezzo a loro,</p>
<p>ma non ci fanno caso. Non mi guardano minacciosi</p>
<p>come una volta, non mi fanno paura. Quasi</p>
<p>mi ignorano, e mi turba la loro impassibilità.</p>
<p>Per la prima volta non mi hanno riconosciuta.</p>
<p>Ceggia (Venezia) &#8211; 17.03.2002</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/32/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/32/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/32/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=32&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/valeria-baldissera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Stefano Guglielmin</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/stefano-guglielmin/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/stefano-guglielmin/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/stefano-guglielmin/</guid>
		<description><![CDATA[torna un caro amico, Stefano Guglielmin, con un testo di grande attualità su un tema cruciale del fare poesia. sono sicuro che il dibattito ci farà capire molte cose importanti. grazie, Stefano, benvenuto!
“&#8230; Insegnare a scrivere poesie significa sprofondare con l’allievo diligente nel cerchio di una tradizione, rispettando reciprocamente la paura, l’entusiasmo, il dissenso che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=31&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>torna un caro amico, Stefano Guglielmin, con un testo di grande attualità su un tema cruciale del fare poesia. sono sicuro che il dibattito ci farà capire molte cose importanti. grazie, Stefano, benvenuto!<br />
“&#8230; Insegnare a scrivere poesie significa sprofondare con l’allievo diligente nel cerchio di una tradizione, rispettando reciprocamente la paura, l’entusiasmo, il dissenso che accompagnano questo viaggio imprevedibile. Tale esperienza di lettura può toccare l’allievo alla radice, sino a spingerlo a staccarsi dal giogo dei padri così da sentirsi libero di errare.<span id="more-31"></span> In verità, non si può insegnare a scrivere poesie, bensì ad ascoltare il suono delle proprie catene, infondendo all’allievo la speranza di poterle tagliare. E tuttavia, semmai questa libertà fosse raggiunta &#8211; proprio in quanto slegherebbe il poeta dalla causalità fenomenica, convincendolo d’essere in contatto con l’origine, con il pre-logico – sarà poi necessario gestirla con cautela, per non cadere nella mistica dell’autenticità, che rende il poeta eletto e, al tempo stesso, schiavo del proprio destino disvelante.</p>
<p>[...] il lavoro con l’allievo consisterà dunque nel riconsiderare il valore produttivo infuso dalle catene, quel loro additare la via e le voci che più ci assomigliano e dalle quali pur vorremmo prendere congedo. La dialettica fra libertà dal vincolo e necessità dello stesso diventa così il luogo in cui il poeta forgia il proprio stile, in un esercizio di cui Sisifo è maestro. C’è chi allora s’incatena alla metrica, chi alla filosofia, chi al mito, chi alle cose, chi al gioco, e tutti però, patendo tale legame, scrivono la poesia successiva, nella speranza che essa meglio incarni quanto fugge alla legge, quanto s’ammoglia al libero volo. In questo senso, ci sono tanti modi di fare poesia, ma unica si rivela l’inquietudine verso la propria opera e l’insoddisfazione per come questa incarni il nostro progetto. Progetto che tuttavia esiste soltanto nell’opera, in una circolarità che rende necessario il movimento, la ricerca, il confronto con se stessi e con gli altri poeti. Un buon insegnante tutto questo lo sa.”</p>
<p>Inedito<br />
Stefano Guglielmin</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/31/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/31/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/31/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=31&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/stefano-guglielmin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Simone Lago 2</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago-2/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago-2/</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; difficile fare un discorso attorno alla sostanza della poesia senza rimetterci del proprio, senza giocarsi la prima persona. Testi illustri mi hanno preceduto, hanno fornito chiavi di lettura e d&#8217;interpretazione che spaziavano dall&#8217;universale al contingente sociale, dalla dimensione ctonia a quella spirituale e ascetica e altro, tanto altro da abbracciare quasi tutto il campo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=30&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; difficile fare un discorso attorno alla sostanza della poesia senza rimetterci del proprio, senza giocarsi la prima persona. Testi illustri mi hanno preceduto, hanno fornito chiavi di lettura e d&#8217;interpretazione che spaziavano dall&#8217;universale al contingente sociale, dalla dimensione ctonia a quella spirituale e ascetica e altro, tanto altro da abbracciare quasi tutto il campo del dicibile. <span id="more-30"></span></p>
<p>            E allora, se mi è concesso, io dirò cos&#8217;è la poesia &#8220;per me&#8221;, lasciando un attimo da parte gli strumenti di analisi che mi sono spesso portato appresso anche in questo luogo. Dicevo in una mail a Davide Nota che ho sempre avuto l&#8217;impressione di scrivere poesia (o di tentare di farlo) perché questa è l&#8217;unica cosa che non ho avuto dai miei genitori. Volgarmente e banalmente credo che ciò che &#8220;facciamo&#8221;, non necessariamente inteso in termini lavorativi, bensì come opera in cui ci proiettiamo con le nostre speranze ed attese, sia lo spazio in cui cerchiamo con tutte le nostre forze il simulacro della nostra identità. E la realizzazione di sé deve avvenire al di fuori dell&#8217;ambito del &#8220;dato&#8221;, del &#8220;concesso&#8221;; deve inscenarsi quel parricidio simbolico di cui parla Freud a proposito delle culture totemiche. Serve uno scatto ulteriore in avanti, fare meglio del padre, superare il maestro, o di converso, rifiutarne in toto la strada, deragliare e rifondarsi su nuove tavole dei valori o ripescarne di antiche e abbandonate (e mi viene in mente l&#8217;odissea dei padri pellegrini). Per questo motivo mi scattano i nervi quando ai giovani vien detto &#8220;fortunati voi che avete avuto tutto&#8221;, quando invece è questo tutto che (ci) sbarra la strada già alla nascita. E&#8217; venuto meno il desiderio di realizzazione economica, è venuto meno il desiderio di realizzazione familiare in quanto è sparita la funzione di mutuo sostentamento del matrimonio, è venuta meno la fede nel momento in cui il sacrificio si è privato del sacro e si è ridotto a facio. Si è accettato il sacrificio delle domande esistenziali per permettere la messa in cantiere di feticci che rispondessero alla richiesta di identificazione. E così guardo questa casa e vedo mio padre e suo padre, guardo questo portatile, il cibo che ingoio, le macchie sui vestiti, le fibre di polietilene, i libri su cui studio, e vedo le medesime facce. E poi ci parlo con mio padre e scopro che le angosce che mi stringono la gola sono solo mie e a lui aliene, da sempre. </p>
<p>            E allora mi sa che la poesia è un po&#8217; strumento del nostro titanismo, le parole le nostre case che forse resisteranno il tempo di qualche generazione, inutili come ogni maceria che resiste.</p>
<p>            A volte ho invidiato il soldato all&#8217;assalto all&#8217;arma bianca e la scena perfetta per l&#8217;esecuzione del suo destino; la nostra non-scena è il rumore di fondo assordante delle pubblicità, della chiacchiera vuota, dello scandalo pruriginoso, dal quale tentiamo di emergere con un urlo ordinato, con l&#8217;eco di una nuova creazione. La paura di morire nell&#8217;indistinto delle voci, la remora che ci spinge a parlar chiaro e forte, pena il senso di colpa per aver accresciuto la soglia del rumore, sono i reagenti della più giovane poesia. </p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/30/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/30/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/30/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=30&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Simone Lago</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago/</guid>
		<description><![CDATA[Simone Lago,le eruzioni, la coscienza, il tempo del qui e ora.
Mattino, meriggio e sera. Queste sono le tre fasi temporale in cui sembra svolgersi la coerente e poliedrica silloge che Simone Lago titola “Eruzioni di coscienza” e che ha per dimensione temporale solo apparentemente lo svolgersi di una giornata bensì una intera generazione. Balzando con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=29&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Simone Lago,le eruzioni, la coscienza, il tempo del qui e ora.</p>
<p>Mattino, meriggio e sera. Queste sono le tre fasi temporale in cui sembra svolgersi la coerente e poliedrica silloge che Simone Lago titola “Eruzioni di coscienza” e che ha per dimensione temporale solo apparentemente lo svolgersi di una giornata bensì una intera generazione. Balzando con tono da Proust alla playstation, dall’Havana e Cola al mito di Orlando, dai personaggi da telefilm o cartoni animati alla politica estera arrivando a Sagan, all’abito firmato piuttosto che alla serata in discoteca, citando nel frattempo De Angelis e – se ho ben riconosciuto – anche Michael Ende,  ci si svela  un universo microcosmo osservato col lentino di ingrandimento di un singolo che diviene composito unendosi al contempo in pluralità. <span id="more-29"></span>E’ la rappresentazione non solo della singolarità percettiva delle geografie del contemporaneo di cui siamo intrisi nostro malgrado (status quo) ma dell’elaborazione culturale per mezzo della quale elementi a prima vista discordanti si fondono creando un  fluxus quo mutante e rivalutante.</p>
<p>La dissacrazione nel vedere allora Proust, incarnantosi in una genesi irreale, cioè di personaggio di carta (inventato) che diviene umano (in sogno), quindi vivo, (nella realtà percepita) che ritorna personaggio di carta  in una terza veste, quella di questa silloge (quindi plausibilmente vero, ma di una verità “terza”)  che copula con l’ipotetica ex-compagna dell’io scrivente (accadimento che viene evocato dal ripercorrere un sogno nei primi istanti della veglia) ha il medesimo valore di quel trait-d’union che lega la citazione di Armstrong &#8211; che posa il primo piede sulla luna &#8211; con l’autore in procinto di alzarsi dal letto, con un torpore ed una risonanza d’intenzioni latenti che credo non a caso riporti ad Oblomov. La fumettatura con cui l’universo-personalità del protagonista ci si rivela diviene una sorta di tratteggio kafkiano dove il protagonista stesso viene posto in secondo piano per la puntuale apparizione di elementi che compongono l’universo circostante e che, ritenute appendici, sono invece la misura del tempo in cui l’esistenza accade, un qui e ora quasi fantascientifico, una dimensione parallela in cui fonde la realtà con l’immaginario.</p>
<p>E’ però tutto cosi materialmente umano, cosi vulnerabile, cosi fermo nelle posizioni vacue in cui cade: è la rappresentazione dell’io totale, quella somma di incertezze e cadenze che formano la persona. Ancora:  è la rappresentazione della generazione che filtra tutto e assorbe, che s’imbeve d’imput divenendo egli stessa imput di un disegno che – cercando un analogia con anche la silloge – è fatta di miliardi di pixel. E’ la texture che ci si palesa, con insieme il particolare minutissimo.</p>
<p>Simone lo sa, sa di essere parte di un’unità immane di cui abita solo una parte forse nemmeno portante: lui è quella parte che insieme a miliardi di altre parti simili e mai uguali compone la visione. E lo dice, in chiusura (chiude infatti la silloge il testo “Sunto forse di speranza e in altri termini”), con visionarietà lucidissima, con un linguaggio insieme a-la Blade Runner e poeticamente compiuto: l’impronta del mio volto a tua immagine nell’aria/ affinché tu possa dire di aver visto, prima della notte,/ per un istante una forma a te sorella/ ma nient’affatto uguale.</p>
<p>Appunto. Simile e niente affatto uguale. Unico, perciò.</p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Eruzioni di coscienza</p>
<p>di</p>
<p>Simone Lago</p>
<p>I &#8211; Mattino</p>
<p>E&#8217; già un esperimento sadico svegliarsi</p>
<p>un mattino d&#8217;agosto, sui ventotto gradi in camera,</p>
<p>prendere le proprie membra come Proust e farle</p>
<p>aderire lungo i muri della stanza e misurare, capire</p>
<p>che c&#8217;è del margine ancora entro i limiti del mondo,</p>
<p>che insomma</p>
<p>con qualche nostra amputazione lo potremmo</p>
<p>ritenere dalla parte del design</p>
<p>una struttura piuttosto ergonomica (però</p>
<p>dalle fattezze alquanto postmoderne</p>
<p>tipo l&#8217;uomo vitruviano inscritto</p>
<p>con un taglio di stampo picassiano).</p>
<p>Ma il caldo è un&#8217; esegesi superficiale dello stare</p>
<p>in quanto asporta e sublima le paure</p>
<p>in qualche grammo d&#8217;acqua e minerali;</p>
<p>e pure è sciocco pensare di potersi</p>
<p>immaginare immersi nel tepore di un mattino di Combray</p>
<p>e trovare un filo d&#8217;ideazione che colleghi</p>
<p>i plausibili margini dei perché.</p>
<p>Perché la noia non guarda in faccia la stagione</p>
<p>e per birre e Havana-Cola fa smarrire</p>
<p>ogni proposito di studio e anagogia della Recherche:</p>
<p>così alla fine dell&#8217;estate mi ritrovo con lo stesso</p>
<p>vizio di filtrare tutto in soggettiva non giungendo</p>
<p>all&#8217;ideazione di alcunché,</p>
<p>scambiando nobili discorsi attorno al tempo</p>
<p>in sermoni sul concetto empirico di spazio.</p>
<p>Starci quindi è la parola, magari in una stanza</p>
<p>con bottiglie vuote al pavimento e alcool</p>
<p>nelle vene che sega e muta il corpo in membra lasse</p>
<p>inserite a forza in crepe di uno specchio frantumato</p>
<p>grande quanto il pavimento, le pareti, il mio paese incarognito.</p>
<p>Starci è pure la parola degli amori estemporanei</p>
<p>quando azzanni tutto in una volta e poi ne scordi pure il nome</p>
<p>e s&#8217;installano in testa emozioni mai provate</p>
<p>ma soltanto vagheggiate.</p>
<p>Starci è infine studiare e sopravvivere, prendere</p>
<p>30 gocce di ansiolitico, camminare a piedi nudi lungo</p>
<p>i binari dei distretti industriali, a capo chino pensando</p>
<p>ai libri, alle possibili risposte e al loro peso</p>
<p>francamente insostenibile.</p>
<p>E allora penso che per vie traverse</p>
<p>gli atenei giochino un ruolo chiave</p>
<p>nella formazione di mentalità piuttosto sagge</p>
<p>che osservi qualche volta passeggiare per paesaggi</p>
<p>suburbani con lo sguardo sollevato alle camere</p>
<p>di videosorveglianza.</p>
<p>***</p>
<p>Quanto sopra è germogliato dopo un sogno mal gestito</p>
<p>in cui Marcel faceva sesso assieme alla mia ex</p>
<p>e m&#8217;apparivano avvinghiati come koala, appesi</p>
<p>allo spigolo lungo della stanza.</p>
<p>E allora lì</p>
<p>mi son posto il problema delle membra,</p>
<p>della loro dimensione e del rapporto</p>
<p>con tutte le funzioni misurabili del mondo</p>
<p>in cui, come ribadito, stiamo dentro pur</p>
<p>con qualche insuperabile approssimazione.</p>
<p>Per quanto concerne invece il tempo, il sogno</p>
<p>ha intuito la ragione della fissa di Marcel</p>
<p>per l&#8217;idea di durata nel suo spazio psicologico</p>
<p>mostrando il volto di Desy (la mia ex) che appariva</p>
<p>piuttosto contrariato.</p>
<p>***</p>
<p>Ma è mattino ed è pur sempre tempo di novità.</p>
<p>Anche se in realtà è quasi mezzogiorno e il sonno</p>
<p>è la porta che permette l&#8217;accesso a un nuovo</p>
<p>livello di difficoltà;</p>
<p>a dirla tutta però si è ben lontani dalla cappa</p>
<p>di terrore e mistero di un videogioco tipo Doom:</p>
<p>qui no, al massimo è la bocca della Rex</p>
<p>che si azzanna qualche braga in jeans e il più</p>
<p>della tensione la si scioglie nel frugare fra le tasche</p>
<p>che per caso non ci resti qualche cent</p>
<p>o qualche carta buona per le cicche.</p>
<p>La prima mossa in questo ambiente alieno</p>
<p>è scegliere con quale piede scendere dal letto,</p>
<p>fosse anche</p>
<p>solo scaramanzia oppure il gesto responsabile</p>
<p>di un pazzo che con l&#8217;arnese preferito tasta</p>
<p>il suolo e coglie un cenno d&#8217;esistenza,</p>
<p>sua e della terra che lo sostiene.</p>
<p>(Credo pure Armstrong fosse in preda</p>
<p>ai medesimi spasmi d&#8217;incertezza; e poi d&#8217;un tratto -forse-</p>
<p>scorse l&#8217;ampolla col senno di Orlando</p>
<p>e piantò la bandiera americana.)</p>
<p>E così mi decido col sinistro, e fatto un passo,</p>
<p>indossate le ciabatte, mi accorgo come il giorno</p>
<p>presenti la medesima texture[1] del precedente:</p>
<p>qualche libro da diporto sul tappeto, una foto</p>
<p>-dentro un&#8217;orribile cornice tipo bomboniera-</p>
<p>che mi ritrae nell&#8217;atto sacro dell&#8217;ingoio</p>
<p>di un&#8217;ostia dal sapore di loacker, un PC</p>
<p>vecchio stampo con monitor marchiato Sampo</p>
<p>che benedice di elettroni bulbo e retina.</p>
<p>E a proposito di tecnologie vorrei tanto</p>
<p>si realizzasse un giorno uno strumento che non fosse</p>
<p>legato intimamente alle grandezze empiriche.</p>
<p>Per esempio al mio risveglio gradirei che il senso</p>
<p>di disagio fosse misurato e proiettato sul soffitto</p>
<p>a mo&#8217; di quelle sveglie dell&#8217;Oregon Scientific</p>
<p>in modo da potermi organizzare la giornata, tipo</p>
<p>prendere appuntamento da Brugnaro per il rinnovo</p>
<p>dell&#8217;EN nel caso fossi fortemente impanicato, oppure</p>
<p>viceversa, se m&#8217;apparisse bella tonda una faccina sorridente,</p>
<p>aver coscienza di poter passare la giornata al parco</p>
<p>dando granturco ai piccioni in accordo al sufficiente</p>
<p>livello di benessere.</p>
<p>***</p>
<p>Ma la somiglianza delle forme inganna e il primo</p>
<p>segno di una giornata tutta in salita sta</p>
<p>nella propria immagine che corre all&#8217;impazzata</p>
<p>dal più profondo dello specchio; qui</p>
<p>si prova il senso di Narciso in un mese di siccità</p>
<p>nella figura intorbidita dagli umori della notte.</p>
<p>E più s&#8217;accalcano le situazioni irrisolte più si sperde</p>
<p>il fenotipo, più mutano i geni e si moltiplicano</p>
<p>a dismisura i tratti di genesi sociale. E si fanno</p>
<p>sulla fronte, sullo slargo dei capelli, dentro ai solchi,</p>
<p>avanti le reclame di prodotti leviganti e vedo Ken</p>
<p>che mi sorride e fa sci nautico e mi propone</p>
<p>un dopobarba al botox capace di darmi</p>
<p>sorrisi a profusione.</p>
<p>In questi istanti di sconcerto vorrei chiamare chi m&#8217;ha fatto</p>
<p>nella forma dopante di mia madre e chiedere se</p>
<p>la sequenza Triangolo-Quadrato-X-Giù[2] funzioni ancora</p>
<p>come mossa speciale per far fronte ai momenti</p>
<p>di dubbio esistenziale.</p>
<p>II &#8211; Meriggio</p>
<p>(E&#8217; per infondere voglie alle donne</p>
<p>che il Signore si nasconde?</p>
<p>Si fa grande il desiderio nelle stanze,</p>
<p>le più oscure e disastrate)</p>
<p>Un pranzo in solitaria, la TV, ed ecco</p>
<p>che si rinnova il rito della comunione col mondo.</p>
<p>Sorveglio Studio Aperto e comparo le mie noie</p>
<p>con i fumi e gli occhi bassi di Ramallah, e attendo</p>
<p>la remissione delle colpe, un rapido sollievo</p>
<p>da qualche donna nuda che professi</p>
<p>la propria fedeltà alla linea di Al-Quds, ossia,</p>
<p>jeans senza veli e funzione push-up.</p>
<p>(per info: www.alqudsjeans.com)</p>
<p>Gerusalemme la Santa si veste in tentazione occidentale</p>
<p>e il tiggì allora infonde un non so che di rassicurante</p>
<p>e narra la vicenda di Sufjana, amabile egiziana:</p>
<p>col suo sposo Mohammad ha da poco avuto un figlio</p>
<p>ma per qualche turbe strana lei non vuole abbandonare</p>
<p>la clinica di Padova.</p>
<p>Ma il primario allegro afferma che non deve</p>
<p>affatto preoccuparsi, che trattasi soltanto</p>
<p>di depressione post-parto, un primo segnale</p>
<p>di perfetta integrazione sociale.</p>
<p>***</p>
<p>-ma dalla precauzione</p>
<p>sta nascendo un grido-</p>
<p>Milo De Angelis</p>
<p>Nell&#8217;ora sacra della siesta suona il marocchino</p>
<p>al campanello e un po&#8217; bestemmio perché lo so</p>
<p>che è quel ragazzino tutto secco col borsone,</p>
<p>scaricato alle sette del mattino dal furgone</p>
<p>che fino a sera è tanto se si beve una lattina</p>
<p>di coca e si rimpinza lo stomaco di Fiesta;</p>
<p>mi fa una pena tanto misera che quasi più non sento</p>
<p>il bisogno di provarla, e poi quel giorno di settembre</p>
<p>a una cena in canonica col prete ho imparato</p>
<p>che il sospetto non è una forma di peccato.</p>
<p>Ma lui sta sempre sotto il sole e ad ogni</p>
<p>tornata del quartiere gli si segna il labbro</p>
<p>di una traccia nuova di secchezza, tanto che</p>
<p>il tizio del furgone lo controlla come gli anni</p>
<p>sul ceppo di un ontano.</p>
<p>Io però m&#8217;attengo</p>
<p>alla profilassi e non gli apro e anzi</p>
<p>filo in bagno a risciacquarmi e guardo</p>
<p>sotto gli occhi, ai lati della bocca, il collo,</p>
<p>che per caso non mi sia spuntata invece</p>
<p>una qualche nuova grinza nonostante</p>
<p>tutto l&#8217;esercizio volto a debellare</p>
<p>ogni sorriso, ogni espressione deturpante.</p>
<p>Prevenire, prevenire è il nuovo motto e se possibile</p>
<p>comprarsi un nuovo loculo per tempo che per caso</p>
<p>non nasca un figlio malformato e che non muoia</p>
<p>troppo  in fretta dando attimi di stress fuori portata</p>
<p>delle dosi standard di antipanico.</p>
<p>Prevenire, prevenire rinnovando se possibile</p>
<p>il mito della giovane morte idealizzata con la pelle</p>
<p>soda e liscia da ventenne imbellettato, noi,</p>
<p>mentre qualcun altro si prepara per davvero</p>
<p>e non si cura se il brandello avrà più o meno</p>
<p>il segno dei diciotto o dei ventanni.</p>
<p>Prevenire, prevenire il terrorismo e tuttalpiù</p>
<p>si prevede che qualcuno avrà il suo onore</p>
<p>appiccicato al marmo e la famiglia la medaglia</p>
<p>di un qualche bel colore.</p>
<p>Ma l&#8217;importante è stare bene, presentarsi</p>
<p>con una bella cera l&#8217;ora della nostra morte.</p>
<p>***</p>
<p>Il cane graffia rabbioso il portoncino, vuole uscire: io</p>
<p>mi travesto da buon pastore e gli concedo un po&#8217;</p>
<p>di libertà al guinzaglio riavvolgibile. Giù</p>
<p>per strada incontro Andrea, un tipo ateo e di sinistra</p>
<p>tutto incazzato per quella nuova strage in Iraq.</p>
<p>Il cane incalza, Andrea pure e mi fa:</p>
<p>&#8220;Ho come l’impressione ci ritroveremo, guarda,</p>
<p>nel giro d’anni o forse lustri,</p>
<p>con un prefisso “neo” appiccicato</p>
<p>al collo dell’idea di medioevo.</p>
<p>E me li vedo lì,</p>
<p>buoni padroni, dottori e opinionisti menarla</p>
<p>quest’idea al guinzaglio, farla pisciare</p>
<p>sopra la carta di giornale, di fianco</p>
<p>al box della TV satellitare.</p>
<p>Spanderanno parole sull’alzata dei barbari,</p>
<p>dati alla mano dimostreranno che gli arabi</p>
<p>non sono giunti a cavallo per miglia:</p>
<p>gli ipertesti di History Channel – in sei puntate- diranno</p>
<p>celate invasioni, colate per bus e metrò sfrigolando.</p>
<p>Si leveranno nostradami in coro, e da destra</p>
<p>a manca scriveranno Londra e New York</p>
<p>come le nuove Gog e Magog;</p>
<p>ma si confuterà la bibbia con norme preventive,</p>
<p>si calcherà la mano attorno al mito</p>
<p>del purgatorio e dei suoi gorghi [3]</p>
<p>e di chi osò schiantare le due torri.</p>
<p>E torneranno per strade i lupi e le volpi,</p>
<p>le cicogne sui camini vaticani, campagne</p>
<p>frumento per miti pagani, la pioggia</p>
<p>la mano che veglia</p>
<p>sui vivi e sui morti.&#8221;</p>
<p>***</p>
<p>Andrea una volta predicava in strada la fine</p>
<p>del mondo, la venuta degli alieni, un nuovo corso</p>
<p>e si portava appresso enormi cartelloni con versetti</p>
<p>dal vecchio testamento o citazioni da Carl Sagan;</p>
<p>amava definirsi &#8220;colui che parla forte senza nulla dire&#8221;</p>
<p>ché s&#8217;immedesimava nella gente al frenetico passaggio</p>
<p>davanti al suo megafono, disturbata al cellulare.</p>
<p>Qualche anno fa lo presero e di lui si seppe nulla</p>
<p>fin quando non riapparve nella nuova</p>
<p>veste nichilista.</p>
<p>***</p>
<p>Il mio cane scodinzola, annusa il culo al suo cane-guida;</p>
<p>uno strattone, un veloce saluto e ad ognuno la sua strada.</p>
<p>III – Sera (o presagio d&#8217;incoscienza notturna)</p>
<p>A ogni quotidiano ritorno dalle strade attraverso</p>
<p>immutabili ordigni e strumenti di orientamento</p>
<p>vedo vetrine Sisley, sedi di partito, la vecchia chiesa,</p>
<p>i grandi nomi delle vie, e potrei contare</p>
<p>giorno dopo giorno ogni passo e scoprirlo uguale</p>
<p>per mesi o anni, o se avessi la mano di Grissom,[4]</p>
<p>col gesso fare il segno inalienabile alle orme</p>
<p>del mio cammino.</p>
<p>Agli occhi del profiler apparirei un serial-walker</p>
<p>capace di coazioni imbarazzanti all&#8217;interno di una traccia</p>
<p>tutta mentale ma dalle precise rispondenze oggettive,</p>
<p>per esempio scrutare il calendario e riconoscere fra i santi</p>
<p>i nomi a me più familiari, parenti preferibilmente,</p>
<p>e fare il gioco quello scemo di unire i punti e tirar fuori</p>
<p>una mappa del mio stare come prodotto della storia.</p>
<p>Ma scoprire con triste meraviglia che tutti i punti sono punti</p>
<p>morti che portano visioni genealogiche, esperienze di vissuto</p>
<p>e rivissuto; tipo oggi in via del Santo dove ho visto Donatello</p>
<p>studiare un modo per far compiere a un cavallo acrobazie</p>
<p>tipo Ronaldo palla al piede sopportando il peso di Erasmo</p>
<p>Da Narni[5], constatando amaramente come la mia linea patriarcale</p>
<p>non conti un antenato con la spiccata propensione</p>
<p>all&#8217;arte e le sue forme, senza contare altre visioni</p>
<p>a-storiche e difformi, tramandate dai miei avi tuttalpiù</p>
<p>in allucinazioni per sentito dire.</p>
<p>***</p>
<p>Nell&#8217;ora della cena penso a questo appartamento,</p>
<p>alla cucina in cui mi siedo e vado, con l&#8217;umore sottile,</p>
<p>inquinante come il velo di formica che ricopre la mobilia</p>
<p>e quest&#8217;odore di &#8216;60, di bei corredi e averi, e il pavimento</p>
<p>con tante fughe quante in volto rughe date in sacrificio</p>
<p>per poterci poi appoggiare in sicurezza le suole delle Nike.</p>
<p>Ed ecco millenni di storia affacciarsi</p>
<p>e configurarsi discendendo</p>
<p>nella forma di qualche arnese in nylon, moplen o acetato,</p>
<p>un tutto-qui a portata di mano, a mio uso e per lo più consumo;</p>
<p>la mia casa, le mie cose, la figura malcelata della colpa</p>
<p>che per caso non ci scappi la voglia di mollare la baracca e rifondare</p>
<p>tutto da un&#8217;altra parte per potersi poi affacciare alla struttura</p>
<p>della storia un&#8217;altra volta, e ripartire poi dall&#8217;orto per guardare</p>
<p>-ancora- ai grattacieli.</p>
<p>IV – Incoscienza notturna</p>
<p>Vivendo qui s&#8217;impara ad ingoiare il giorno come l&#8217;ultimo</p>
<p>boccone di una cena smisurata nell&#8217;uso di aromi artificiali</p>
<p>ed artifizi tesi a rimandare la scadenza, e ritrovarsi</p>
<p>dopo un&#8217;ora con l&#8217;affanno e principi di rigurgito, come a ricordare</p>
<p>che dopotutto non si è fatto un solo passo avanti e la vita</p>
<p>si sta facendo ogni giorno sempre più vigilia di qualcosa</p>
<p>che cambia connotati, desideri e aspettative, e poco a poco mi trasforma</p>
<p>in spettatore di puntate tutte uguali e replicate. E allora stare</p>
<p>come uno stagno nell&#8217;attesa del sasso, dello schianto universale.</p>
<p>***</p>
<p>Però sei bella libertà, che induci a prepararmi per uscire,</p>
<p>a bestemmiare per la casa alla ricerca della lacca,</p>
<p>a farmi il ciuffo che per quanto pensato o elaborato (o niente affatto)</p>
<p>è sempre “a la qualcosa”; libertà di rispondere al richiamo della voglia</p>
<p>di sedersi quattro ore al tavolo del bar ad osservare in modo clinico</p>
<p>le variazioni sul tema della gonna, o delle parentesi inguinali.</p>
<p>Libertà di lasciarsi sopraffare dalla sete, per puro spirito e piacere</p>
<p>nel provare concessioni allo stimolo animale, e pagare</p>
<p>come fosse tutto un giro in giostra, ragazze, liquori zuccherini,</p>
<p>una babelica struttura che più che in alto mira a nuovi paramenti</p>
<p>a perpetuare voglie e brame, sete e fame. Libertà</p>
<p>di volerne sempre più e sempre più ne sia concesso.</p>
<p>E poi penso a chi mi aspetta giù al portone e suona</p>
<p>ché mi sbrighi, e penso -sì- che senza me</p>
<p>non berrebbe affatto, dopo anni al bar assieme, finalmente</p>
<p>non avrebbe più il pretesto patteggiato con cui socializzare.</p>
<p>Perché -dopotutto- come insegna la reclame, siamo amici per la birra</p>
<p>e rispondiamo inconsciamente a un richiamo stabilito e non fiatiamo;</p>
<p>l&#8217;un dell&#8217;altro dopotutto frega niente: uno muore e il weekend dopo</p>
<p>è tutto apposto e come niente, basta stare in compagnia, cazzi propri,</p>
<p>nessun ladro e nessuna spia.</p>
<p>Ed è Sabato sera, e ciò che conta è starci, presenziare</p>
<p>dare modo a chi s&#8217;è visto di dire ad altri in settimana chi s&#8217;è visto</p>
<p>e aumentare il consenso popolare, guadagnarsi saluti con tante vocali,</p>
<p>baci a nomi scagliati per aria e ricordare infine un vago aroma</p>
<p>o buoni odori spersi in altre pelli e corpi a seconda del mercato,</p>
<p>ascoltare l&#8217;ululato che ci abbranca, alzare gli occhi al richiamo della disco</p>
<p>sulle nubi come un batman che se ne fotte e si diverte, cercare nella notte</p>
<p>la preda-faina che con piglio da cattolica puttana azzanna</p>
<p>e poi pudica si ritira.</p>
<p>Starci in mezzo fino al collo non riuscendo ad aderire</p>
<p>a studi di costume che ci vedono del marcio,</p>
<p>del malato, e finalmente dire che si sta bene dentro e tanto&#8230; e che per quanto</p>
<p>si faccia l&#8217;occhio critico, ci si elevi</p>
<p>dal soppalco della disco s&#8217;osservi da lontano</p>
<p>persone e situazioni, tuttalpiù se ne ricava</p>
<p>nient&#8217;altro che una stringa di banali annotazioni pure un poco compiacenti.</p>
<p>Incosciente mi condanno a stare fermo con in mano un rum e pera, pur sentendo un qualche cosa</p>
<p>che non va; ma mi godo l&#8217;assoluta libertà di non capire o non sapere in quali toni o termini parlarne;</p>
<p>metti di dire a uno che sta bene, si diverte, che in realtà non è affatto vero</p>
<p>che sta bene e se la spassa.</p>
<p>Dimmi, a chi credi darà retta? A chi l&#8217;angustia o alla pancia grassa?</p>
<p>Sunto forse di speranza e in altri termini</p>
<p>Ho lasciato le mie membra ben divise e consegnate</p>
<p>alle precise sezioni del giorno, ché se non nell&#8217;interezza, almeno</p>
<p>nelle parti io mi possa ritrovare in precisi margini e poi</p>
<p>ricostruirmi con pazienza nel discorso dei significati disattesi</p>
<p>com&#8217;è ogni rapporto di confronto con le cose della vita.</p>
<p>Perché starci è come risvegliarsi un mattino, andare in bagno</p>
<p>sostare ore davanti allo specchio -di quelli speciali che fanno</p>
<p>di un viso tre lati di sé- e scegliere quel giorno a quale parte aderire</p>
<p>valutando a quali persone assomigliare e quali altre ferire;</p>
<p>e se si è di buon cuore accettare la faccia mediana</p>
<p>sistemandone i tratti, smussando asperità singolari cercando</p>
<p>di non tradire nessuno e nessuna aspettativa.</p>
<p>E così, verso il calare del sole, più cresce la folla amicale</p>
<p>più cercano aria e fuga dal corpo particolari nascosti</p>
<p>e dai solchi spingono, dagli orifizi si fanno largo, e sottolineano</p>
<p>l&#8217;orrore dei tratti androgini, assunti di certo</p>
<p>per indiretta imposizione,</p>
<p>sovvertendo l&#8217;istinto di autoaffermazione.</p>
<p>Perciò</p>
<p>lascio a te, sera, l&#8217;impronta del mio volto a tua immagine nell&#8217;aria</p>
<p>affinché tu possa dire di aver visto, prima della notte,</p>
<p>per un istante una forma a te sorella</p>
<p>ma nient&#8217;affatto uguale.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>[1]     Il rivestimento grafico che ricopre -in un videogame- le superfici poligonali in modo da dare a queste un aspetto verosimile</p>
<p>[2]     Riferimento ai simboli riportati sui joypad della Playstation</p>
<p>[3]     Dante, Inferno XXVI</p>
<p>[4]     Protagonista di C.S.I.</p>
<p>[5]     Monumento al Gattamelata, di fronte alla basilica del Santo, a Padova</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/29/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/29/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=29&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/simone-lago/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Roberto Ceccarini- Nadine Spaggiari</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/roberto-ceccarini-nadine-spaggiari/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/roberto-ceccarini-nadine-spaggiari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/roberto-ceccarini-nadine-spaggiari/</guid>
		<description><![CDATA[Due poesie di Roberto Ceccarini
*****
Le stanze. nude, uguali
non hai di me che un cielo
accovacciato, chiuso in sé,
un uomo neutro, limpido.
Le scale portano giù,
verso l&#8217;orlo sottile
d&#8217;autunno rivelato.
Nel cielo un fanale reale
riflette, sbadiglia, sogna
Pesa questa presa di coscienza,
arrovella, smunge. Io, te, lo stridere
delle letture mute. Chiedo parole
trappole, suppellettili. Nell&#8217;occhio
il vuoto di giorni manomessi 
tratto dalla raccolta inedita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=28&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Due poesie di Roberto Ceccarini</p>
<p>*****</p>
<p>Le stanze. nude, uguali<br />
non hai di me che un cielo<br />
accovacciato, chiuso in sé,<br />
un uomo neutro, limpido.<br />
Le scale portano giù,<br />
verso l&#8217;orlo sottile<br />
d&#8217;autunno rivelato.<br />
Nel cielo un fanale reale<br />
riflette, sbadiglia, sogna<br />
Pesa questa presa di coscienza,<br />
arrovella, smunge. Io, te, lo stridere<br />
delle letture mute. Chiedo parole<br />
trappole, suppellettili. Nell&#8217;occhio<br />
il vuoto di giorni manomessi <span id="more-28"></span></p>
<p>tratto dalla raccolta inedita &#8220;giorni manomessi “</p>
<p>Orizzonti ottici</p>
<p>persi una vita verso orizzonti ottici<br />
viaggiatori invernali di negozi al centro<br />
viaggiano oltre le luci del centro commerciale<br />
- assomigliano a spettatori sdoganati -</p>
<p>tutto assomiglia ad un circo equestre:<br />
corpi esteticamente equilibrati, ludici<br />
assottigliano ore spasmodiche. è un lavoro<br />
di forme &#8211; oggetti &#8211; assorbimenti &#8211; tinte</p>
<p>nessuno lascia nessuno: un gruppo organico<br />
eterogeneo, uno sciame famelico e bisbetico<br />
che scala scale mobili, supera labirinti<br />
per giungere nella linea isometrica,<br />
ben tesa, fuori il parcheggio</p>
<p>tornano indietro a volte per cercare qualcosa:<br />
assemblare, sistemare logiche come capita,<br />
tutto il mondo intorno è maceria poco frequentata<br />
disastro di muri ancora poco abbattuti.</p>
<p>Due poesie di Nadina Spaggiari</p>
<p>- Così disposta -</p>
<p>L&#8217;umanità va in fiamme e non la so descrivere -<br />
s&#8217;affolla un po&#8217; sopita, la libertà, di pensare o non pensare<br />
a quanto una giornata d&#8217;autunno mi appare<br />
come labbra tese a un&#8217;ostia, dal sapore di mentuccia -<br />
(tanta umana fragilità, rattrista!<br />
creature in bilico al riparo da ogni slancio).</p>
<p>Livide le foglie, tremano la tregua della pioggia -<br />
l&#8217;umidità respira un poco appesa ai vetri,<br />
un vento lieve supplica l&#8217;odore delle fragole<br />
e di silenzi accorti,<br />
in verità scomposte e al cuore lucignolo rimpiange<br />
ogni fratello perso per la strada -<br />
poiché ogni uomo nel sangue mi versa<br />
qualcosa di buono, disormeggiato<br />
da una grande profondità.</p>
<p>Così, disposta, sull&#8217;acqua che mi vede sognare<br />
rami pronti all&#8217;inverno,<br />
stelle che brinano sui vicoli, e un pezzo appeso d&#8217;agrifoglio,<br />
e tu che non colmi più il pozzo, per trovarvi la luna.</p>
<p>Anche la quiete mi somiglia, cara speranza, che mi riporti a riva,<br />
ho capito l&#8217;amore ritrovando me stessa,<br />
e non mi schianto più fuori dal sogno.</p>
<p>L&#8217;odore del latte caldo, la schiuma e un cucchiaino da leccare,<br />
e Dori che telefona alle sei, seduta sulla sua cassapanca,<br />
come violastra farfalla senza fiore, di una infanzia poco perdonata -</p>
<p>parlarle d&#8217;affetti, dei domani dai rampicanti delicati,<br />
sotto cieli graffiati,<br />
a confessare sogni fra i canneti<br />
e poi parola per il pane e il sangue -</p>
<p>che in certi giorni i grumi si disperdono, nel polline del cuore,<br />
e sembra smettere un rimorso.</p>
<p>Swan</p>
<p>*</p>
<p>- Ma tu, chi sei, vieni dal nord? -</p>
<p>Scivolando coi pinguini sul pack del polo sud,<br />
evito il freddo della folla alla metro,<br />
le cerimonie, rose pompon, l&#8217;anoressia d&#8217;amore -<br />
Le memorie obliterate:<br />
un sorriso stemperato di fronte all&#8217;abisso,<br />
poco prima del requiem di Naide,<br />
che smarrita la gravitazione di madre,<br />
ripeteva la visione dell&#8217;ora:</p>
<p>- ma tu, chi sei, vieni dal nord?<br />
nell&#8217;atmosfera satura, sei così pallida;<br />
la bellezza è deperibile, verso nuova innocenza -</p>
<p>(ma la colpa dov&#8217;è)<br />
(ma la colpa, cos&#8217;è)</p>
<p>Qui sono libera -<br />
sulla mappa, solo un graffio d&#8217;unghia,<br />
una realtà trascendente -<br />
sono un soffio di raccoglimento, sfuggente,<br />
simile all&#8217;acqua che mi ha vista nascere.</p>
<p>(ma l&#8217;amore, dov&#8217;è)<br />
(ma l&#8217;amore cos&#8217;è)</p>
<p>Swan</p>
<p>(Da &#8211; Il mondo di Swan &#8211; 1998)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/28/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/28/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/28/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=28&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/roberto-ceccarini-nadine-spaggiari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Massimo Sannelli 2</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli-2/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli-2/</guid>
		<description><![CDATA[presentando Massimo Sannelli mi vengono in mente le parole di Bertinotti nel suo famoso discorso inaugurale: sono un uomo di parte&#8230;non posso essere imparziale, forse, nell&#8217;introdurre Massimo, che per me non è solo un grande poeta, ma anche un grande amico, una persona di cui ho imparato ad apprezzare la sensibilità acutissima, l&#8217;orecchio attento ai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=27&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>presentando Massimo Sannelli mi vengono in mente le parole di Bertinotti nel suo famoso discorso inaugurale: sono un uomo di parte&#8230;non posso essere imparziale, forse, nell&#8217;introdurre Massimo, che per me non è solo un grande poeta, ma anche un grande amico, una persona di cui ho imparato ad apprezzare la sensibilità acutissima, l&#8217;orecchio attento ai minimi movimenti di tutto ciò che è umano, ma anche creaturale: penso al suo amore per il paesaggio, per la natura, gli uccelli, le rane; è una voce che sembra racchiudere e comunicare proprio ciò che cerchi nel profondo, e magari spesso non trovi, da quello che ancora oggi definiamo un poeta.<span id="more-27"></span> il testo che segue può essere una traccia visibile di quanto detto sopra. Massimo ha scritto molto e ha una presenza ormai consolidata nel fare e pensare poesia in Italia. chi volesse avere un approccio immediato con il suo mondo può entrare in http://microcritica.splinder.com oppure http://sequenze.splinder.com.</p>
<p>benvenuto, Massimo!</p>
<p>&#8220;Quando mi avvicinerò ai ragazzi della scuola, dovrò ricordare che è impossibile fingere: bisogna dire TUTTO, serenamente. Bisogna dire l&#8217;ubriacatura dopo uno scoppio (vita, nervi) e trarne le coseguenze; dovrò dire da che cosa è nato un sonetto o un verso. Perchè sono qui? Perché mi hanno chiamato qui? Dicono che sono un poeta.</p>
<p>Il primo giorno, la prima ora, dico ai bambini, a scuola, che il versus era il solco. Ogni verso, scritto o orale, lo è, per la forma e la ripetitività nello spazio. Il solco scritto tende ad una fine, che è il bianco dopo l&#8217;ultima parola: il bianco è secondo al pieno e al nero, ed è il bersaglio a cui tende la freccia, e lo penetra; anzi lo attraversa, e ritorna in corsa, in volo, come un&#8217;altra freccia. Ogni verso è una presa in carico dello spazio: metrica; in principio è l&#8217;agrimensura. Il bianco non è una parte frustrante, ma il culmine dello slancio, a cui segue un altro slancio. Lavorare la terra, solco per solco, e fare (pòiesis).</p>
<p>Così i miei allievi imparano i collegamenti: si fa (come con le mani) un verso, si va (come con i piedi) verso una destinazione. Poi spiegherò loro che il textus era il tessuto. Voglio dire che le parole su cui tutto si sta ancora basando, in poesia, nascono dal lavoro: uno tipicamente maschile e uno tipicamente femminile, aratura e tessitura. Questo significa, prima di tutto, come in una romanza di amanti e nella politica di una tribù: né io senza di voi né voi senza di me. E&#8217; soprattutto questo a emozionarmi, lo vedo, in giorni troppo duri per scrivere senza enfasi.</p>
<p>Poi dico loro che una poesia non è scrittura, ma emissione di fiato e gesti manuali, possibilmente danza e canto del performer, ed emissione &#8211; in primo luogo &#8211; di una vita o di una lingua. Leggo e spiego una poesia di Simon Weil, che ho tradotto in una metrica chiusa a cui manca la solita cantilena dei versi misurati. [...]</p>
<p>Il terzo giorno è l&#8217;ultimo. Parlerò della mia esperienza: quasi una gabbia, di cui soffrivo, lavorando di notte in una clinica. Una sera di agosto ho acceso il computer portatile su una panchina e iniziato, senza prevederlo, un sonetto: &#8220;In un istante solo/ si vuole la reazione a molte offese&#8230;&#8221;. Lo hanno seguito altri diciannove, in pochi giorni. La clausura chiamava chiusura, e insieme libertà (quei sonetti si permettono molte nuances e dissidenze metriche); la mancanza di uno sviluppo invocava le metafore (ma non sole, e non pure) della terra e del seme, quindi della maternità (ma non era in campo mia madre, né la mia sola vita). Spiego ai ragazzi che cos&#8217;è un sonetto, che è forma chiusa: non è difficile capirlo, per loro. Non è difficile capire, infine, quale ansia ha preparato la calma e la normalità di questa dizione. Uno spazio tolto è ricompensato da un altro spazio, sul quale agiranno l&#8217;aratro o il telaio, il verso e il testo&#8221;. (Estratto da Appunti da un corso di poesia (marzo-aprile 2006). L&#8217;intervento completo potete trovarlo qui: http://www.microcritica.splinder.com/post</p>
<p>/7716280).</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/27/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/27/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/27/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/27/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/27/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/27/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/27/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/27/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/27/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/27/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/27/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/27/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=27&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Massimo Sannelli</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli/</guid>
		<description><![CDATA[Dopo PPP
Non si tratta di identificare il cadavere di Pasolini con quello del Cristo morto – anche se ogni ucciso innocente è quasi Cristo. Perciò non si deve santificare Pasolini; ma nemmeno ridurlo ad una misura troppo criminologica, politica e laica. E invece: l’uomo privo di azioni non intellettuali deve essere guardato secondo l’uso di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=26&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo PPP</p>
<p>Non si tratta di identificare il cadavere di Pasolini con quello del Cristo morto – anche se ogni ucciso innocente è quasi Cristo. Perciò non si deve santificare Pasolini; ma nemmeno ridurlo ad una misura troppo criminologica, politica e laica. E invece: l’uomo privo di azioni non intellettuali deve essere guardato secondo l’uso di una carità intellettuale. La mitezza merita mitezza. <span id="more-26"></span></p>
<p>Pasolini muore, e questo è l’unico fatto certo. Ma l’interpretazione è convulsa: ucciso per caso, in una “squallida cornice di cronaca nera” (G. Accame); no, ucciso dalla malavita; no, ucciso dallo Stato; no, ucciso da Pelosi (no, da Pelosi con altri; no, solo da altri), ma eseguendo una volontà diretta di Pasolini, come regista-mitologo dell’ultimo atto. Ma io mi chiedevo se l’arte di Pasolini non fosse in rapporto con questa morte; se essere poeta – in determinate forme, linguaggi, e anche nel “cinema di poesia” – non fosse un’introduzione a questa – e non un’altra – forma di morte; e se le parole non fossero anche un unico antivedere di questa realizzazione.</p>
<p>Mi chiedevo: per il poeta la parola è più di una nomenclatura o di uno strumento? Sì, pensavo: per il poeta la parola è la realtà. E ciò che viene sancito in forma di parole, e con l’apparenza pubblica della poesia, è più che vero: è reale. Quindi: se Pasolini elabora ossessivamente, per trent’anni, testi sulla propria morte (come e dove avverrà, con quali mezzi, con quali conseguenze infamanti e liberatorie), la sua morte è parte della poesia (e il fatto del 2 novembre 1975 è l’ultima poesia, non scritta e non ripetibile): anzi la morte è l’argomento principale della poesia, insieme alla solitudine e all’“amore materno, straziante” (chi ha una madre infelice non potrà essere felice, finché l’amore per la madre sarà possibile; perciò resterà solo, come il sovrano che non vuole, o non può, avere compagni: “Tu sai che mia madre ha ottant’anni; fra un po’ sarò solo al mondo. […] voi siete giovani e innamorati, e io vecchio, solo, e senza più niente nella vita”).</p>
<p>. Quindi: è possibile, ma forse non dimostrabile, che Pasolini abbia organizzato razionalmente la propria morte; ma è più corretto – perché è la poesia – dire che si è dedicato ad uno strazio di superlavoro ed eros moltiplicati al massimo, nella speranza di un’uscita di scena memorabile e feconda, per i sensibili, e devastante per altri. Cioè la poesia scritta anticipa i fatti della “poesia vissuta”, e i fatti sono la garanzia della poesia scritta: non c’è, in senso stretto, nessuna invenzione, se non nell’uso delle tecniche e nelle forme di montaggio.</p>
<p>Chi crede, anche per un delirio, di essere seme, agirà da seme: “Ciò che l’uomo, scoprendo l’agricoltura, ha veduto nei cereali, ciò che ha imparato da questo rapporto, ciò che ha inteso dall’esempio dei semi che perdono la loro forma sotto terra per poi rinascere, tutto questo ha rappresentato la lezione definitiva. La resurrezione, mio caro” (Medea). Nello stesso tempo, il seme non è invisibile: al punto che – come per una maledizione – nessun poeta italiano ha più avuto un’ombra della presenza, carismatica e scandalistica, di Pasolini (che passava serenamente dal “Processo alla Tappa” al “Corriere della Sera”, dal festival di Berlino a “Novella 2000”); la cui morte segue solo di due settimane l’annuncio del premio Nobel a Montale. Così Sanguineti, già enfant terrible, invecchia felice, come aveva scritto già nel 1975 (si chiude “il dialogo con tutto quello che non siamo stati, e non abbiamo voluto essere. E saremo un po’ tutti costretti a invecchiare più in fretta”). Come se il 2 novembre 1975 la stessa idea della Gioventù fosse morta, in un colpo solo e tutta; e come se la genealogia ufficiale della poesia italiana fosse stata pietrificata e svergognata, una volta per sempre. Sanguineti vivo invecchia nella vita e Montale morto rimane grandissimo, ma fuori del Mito: morto Pasolini (Manzoni: “l’edificare il mito […] per poi farne altare, legno, chiodi o corda”) il distacco del poeta dal pubblico non specialistico è diventato terribile, e ci tocca ancora.</p>
<p>Allora mi è sembrato di imparare che la poesia del/sul corpo non è solo un artificio tematico, ma un atto di Body Art, che produrrà esaltazioni e degenerazioni su un corpo già mortale; e che la poesia non è un gioco, ma una responsabilità gigantesca, in primo luogo sulla propria pelle, letteralmente. Ogni parola scritta mi si ritorcerà contro, chiedendomi ragione: una volta detta, è  cosa. Ma anche la lama e il martello sono cose. E noi siamo o troppo parola o troppo corpo o troppo mente, e non l’insieme inscindibile di mente, corpo e parola; e guadagniamo una sopravvivenza, sia pure precaria, a patto di non scivolare nel rischio etico e fisico di diventare corpi d’amore e di poesia. E non condividiamo la maestà, la potenza, l’inusualità e il furore che Rosselli rivendicava a se stessa, senza uscire dal contenutismo che la rendeva simile, contro ogni apparenza, a Pasolini. Né possiamo dire “nel mio mestiere sono re”, come Pavese. E sembra strano che le Maestà siano tali quando stanno per morire tragicamente, perse nella disperazione (“il mondo non mi vuole più e non lo sa”), nella “storia di una malattia” o nel cupio dissolvi. Non è assurdo, se questa regalità si misura proprio sul distacco (veramente Gelassenheit) da qualsiasi cosa non sia amore e/o poesia.</p>
<p>Il cristiano si chiede: queste tendenze, che finiscono per distruggere la vita, onorano Dio? Ma riguardano certamente la grande poesia. E allora siamo costretti a chiederci se la grande poesia, a queste condizioni, onori Dio. Eppure l’istinto – che è fedele d’amore ma non teologo – non riesce a cogliere nessuna vera bestemmia in questi autori. Se la bestemmia c’è, rimane inedita e intima: nel rapporto privato tra Pier Paolo, persona, e la persona di Dio.</p>
<p>*</p>
<p>Ho provato a scrivere di questo e di altro in un libro, Philologia Pauli, che è anche una specie di oggetto di ringraziamento. In primo luogo al lavoro di Pasolini. E poi a Gian Ruggero Manzoni, che ha onorato il libro con una prefazione più bella del libro; ad Alessandro Ramberti, che se ne è fatto editore, per Fara, con una cura impensabile; a Federico Federici, che per pura amicizia ne aveva realizzato una prima edizione informatica. Infine a Giuseppe Zigaina, il cui pensiero, per quanto non sempre condivisibile, resta un grandissimo stimolo.</p>
<p>(Genova, 4 agosto 2006, pomeriggio)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/26/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/26/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/26/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=26&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Massimo Orgiazzi 3</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-3/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-3/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-3/</guid>
		<description><![CDATA[Raccontami una storia. / In questo secolo, e momento/ di mania,/ raccontami una storia./ Fanne una storia di distanze/ grandi, e di chiarore stellare. // Il nome della storia sarà Tempo, / ma non devi pronunciarne il nome.// Raccontami una storia di delizia / profonda. (Robert Penn Warren)
&#8220;La poesia, dicevo, cerca relazioni. E&#8217; condivisione. E&#8217; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=25&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Raccontami una storia. / In questo secolo, e momento/ di mania,/ raccontami una storia./ Fanne una storia di distanze/ grandi, e di chiarore stellare. // Il nome della storia sarà Tempo, / ma non devi pronunciarne il nome.// Raccontami una storia di delizia / profonda. (Robert Penn Warren)<span id="more-25"></span></p>
<p>&#8220;La poesia, dicevo, cerca relazioni. E&#8217; condivisione. E&#8217; ineludibile ed ineliminabile ricerca di ciò che ci unisce e ci separa, a volte contemporaneamente. Si potrebbe darne, lo si è visto, innumerevoli definizioni, essendo cosa che sfugge volentieri ai nostri sforzi di razionalizzare e che pure si fa prendere, docile come un piccolo animale e ci dà la sensazione, il calore di tenere accanto a noi qualcosa che rischiara, che accompagna, tutte le volte che ci sembra di afferrarla e di farla nostra. La sua funzione, dicevo, se ne ha una, se scegliamo di attribuirgliene il giorno in cui ci troviamo in pace con l&#8217;universo, è accomunabile a quella di una storia, di una vicenda, anche quando sarà espressione di un io che si guarda e riflette su se stesso: se saremo fortunati vedremo che è una linea lungo cui si dipana la crescita di un popolo che si chiama umanità, attraverso il suo linguaggio; la sua nascita, la sua vita e in ultimo la sua morte. E che sapientemente, a volte, ci suggerisce che fine, può risultare solo una parola, solo qualcosa che abbiamo scritto appena prima di calcare un punto con la penna, ma che dentro contiene un gran segreto: quello di poter continuare la vicenda, cambiando un certo ordine. Ogni individuo cerca la vicenda, la storia, come se questa fosse l&#8217;unica vera cosa che ha un valore: e si vedono le cose più grandiose, insieme alle più turpi, nel nome di questa ricerca così rigida e al tempo stesso così combinatoria. Lo stesso Gesù Cristo è conosciuto attraverso una meravigliosa storia. John Ronald Reuel Tolkien ebbe modo di dire che quella evangelica fosse la più meravigliosa storia mai raccontata. Quando si parla di poesia, al momento in cui si sono dette le cose più importanti, esauriti i discorsi sulla metrica, sull&#8217;arte, si dice che spesso troviamo poesia in una storia, in un libro, in un film. Ed è vero: perché a volte ce la troviamo anche in una cartolina. Ricordo, non so come, che una delle cose più &#8220;poetiche&#8221; che mi tengo stretto è la cartolina di un&#8217;amica: &#8216;Caro Massimo, sono giù in Liguria, sono diretta alla Costa Azzurra: è fine aprile. Quanto mi è piaciuto il pezzo che hai scritto su quell&#8217;estate là in Valsesia! Pensami. Perdonami se me ne sono andata. Sto mangiando crackers con i cocci d&#8217;uovo al cioccolato amaro che tu mi hai regalato&#8217;.</p>
<p>La poesia è questo, intenzionalità a livello zero. Non spontaneità, non improvvisazione. Anche questo, certo. Ma non è a disposizione di alcuna volontà, nemmeno di quella del poeta, come dice Stefano Guglielmin un po&#8217; prima di queste righe. E&#8217; una sorta di atteggiamento. Meglio: un&#8217;asana dello yoga, la posizione che si prende prima di tornare ad un rito più o meno consapevole, come l&#8217;aggiustarsi il tovagliolo sulle gambe prima di mangiare. E&#8217; qualcosa che rabbocca dalle crepe che sempre esistono nelle nostre vite. A volte, mi sembra, anche un segnale, un riferimento: il Wall of Honor a Washington D.C., il museo dell&#8217;olocausto, la tomba dei nostri nonni. Qualcosa che ci portiamo dentro, per ricordare che dentro abbiamo non l&#8217;oscurità, ma parte di qualcosa di più grande di tutti noi&#8221;.</p>
<p>(Massimo Orgiazzi, Non l&#8217;oscurità, testo inedito).</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/25/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/25/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/25/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/25/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/25/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=25&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Massimo Orgiazzi</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-2/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-2/</guid>
		<description><![CDATA[Nevecenere
dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith
Paul Celan
For I have known them all already, known them all
T.S. Eliot
La neve di quest’anno ha lasciato
segni sulle piante, a freddo, lisi
come i ricordi del ’43.
Margarete, i suoi occhi sono intrisi
sono cenere sui capannoni:
vivi – dice – come un inglese e scrivi
tirando su dal mazzo brevi testi
sui morti in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=24&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nevecenere</p>
<p>dein goldenes Haar Margarete</p>
<p>dein aschenes Haar Sulamith</p>
<p>Paul Celan</p>
<p>For I have known them all already, known them all</p>
<p>T.S. Eliot<span id="more-24"></span></p>
<p>La neve di quest’anno ha lasciato</p>
<p>segni sulle piante, a freddo, lisi</p>
<p>come i ricordi del ’43.</p>
<p>Margarete, i suoi occhi sono intrisi</p>
<p>sono cenere sui capannoni:</p>
<p>vivi – dice – come un inglese e scrivi</p>
<p>tirando su dal mazzo brevi testi</p>
<p>sui morti in questi boschi, di timori, certi</p>
<p>prima di sospirare sparire in pianti sui pavimenti</p>
<p>le loro case son le nostre, crepitii</p>
<p>lenti, crepe fini, fili</p>
<p>dei nostri occhi, le narici</p>
<p>che colgono dal cielo tutti i segnali. A percentili.</p>
<p>*</p>
<p>Rabbi Stein, Margarete, lo sapeva</p>
<p>e poi lo era: la montagna è un cranio</p>
<p>d’elefante scuro, a sera</p>
<p>le case sono cenere Eretz Yisrael</p>
<p>e Filastin: se siamo rotti, siamo</p>
<p>come un ritorno antico, primo</p>
<p>al palinsesto umano, che ti chiede</p>
<p>come la guerra si sia infilata nel mattino.</p>
<p>*</p>
<p>Come sia morto – ora – anche il rosmarino.</p>
<p>*</p>
<p>Le nevi di quest’anno, cara</p>
<p>hanno schiantato fusti e antenne</p>
<p>la via per le frazioni sale, schiara</p>
<p>fa fuoco su di me, colpito. Indenne.</p>
<p>*</p>
<p>E’ a fuoco, ci conviene</p>
<p>lasciarlo andare, fare parte, stare</p>
<p>non è superficiale andare a fondo</p>
<p>né è una vibrazione di falene</p>
<p>nell’aria calda di questo giugno sconto</p>
<p>virare a manca, farne l’inventario</p>
<p>a magazzino: ma a riconciliare</p>
<p>non ci sei più tu: non è che ossario</p>
<p>cinerario, di freddo punto, leggero</p>
<p>del variabile ammiccare</p>
<p>allo zero.</p>
<p>*</p>
<p>Non è di meno, non è più distante</p>
<p>rantoli fenili alle narici: a cibarsi</p>
<p>di resistere inesistente.</p>
<p>Impossibile, fermarsi.</p>
<p>*</p>
<p>Hai riflettuto allora tu sul sempre</p>
<p>oggi, ordinatamente ritagliato,</p>
<p>sul susseguirsi orridamente rado</p>
<p>di giorni simili alla gente,</p>
<p>lo sai (se sai) che ogni fare fatto</p>
<p>ogni cosa</p>
<p>è infinitesimale eppure esplosa</p>
<p>pesa un ingrandimento</p>
<p>sul guardare da terra la fatica</p>
<p>il tormento di qualcun altro.</p>
<p>Hai conficcato pezzi di maiolica</p>
<p>negli alberi schiantati, con me solo accanto.</p>
<p>E ora te ne vai nella sera stesa</p>
<p>d’alabastro e denti (non sei mai la stessa);</p>
<p>tu che hai udito la voce di mezzo</p>
<p>al fuoco e che sei morta, vedi | senti</p>
<p>la morte d’ogni volta ?</p>
<p>(A chiave sul motore, a ricerca, non te ne sei accorta)</p>
<p>la guerra di quest’anno si ripete:</p>
<p>la nevecenere video risorta.</p>
<p>Voyage intime</p>
<p>Fra due parole bisogna scegliere la minore.</p>
<p>Paul Valéry</p>
<p>Si tratta – per lo più – di un ritorno al gelo,</p>
<p>di esperimenti condotti intorno al peso</p>
<p>di un organo interno in affitto celere,</p>
<p>afflitto dalle pose assunte in auto – inteso</p>
<p>il viaggio come vuoto di memoria</p>
<p>a breve termine di acquisto</p>
<p>(il rigore delle tue ossa, ammesso):</p>
<p>si tratta di parlare, ma di farlo</p>
<p>a bocca aperta, a lingua che centra il visto</p>
<p>e lo fracassa</p>
<p>– io credo che il non visto, ritrattarlo</p>
<p>sia più di quanto ci sia richiesto</p>
<p>dai formulari del dolore, dai suoni laceri</p>
<p>del motore a bassi giri, lui che sfonda</p>
<p>la direzione con coerenza interna,</p>
<p>almeno il verso vive (un po’ ci grida)</p>
<p>nell’autovalore curativo dell’andare in cerca</p>
<p>di te: che pure non ti fai trovare</p>
<p>tra le intermittenze di questa terra.</p>
<p>Ma tu nemmeno pesi questo sole</p>
<p>scorporato dall’acconto luce delle prospettive</p>
<p>e porti occhiali scuri per aprire</p>
<p>il tempo alle tue assenze (pure e sempre</p>
<p>portanti del bruciore):</p>
<p>e detrai ogni tutto, gli orli ai pantaloni</p>
<p>gli equinozi, i tasti non premuti</p>
<p>le lente ferie ai fianchi:</p>
<p>e non sei che anni,</p>
<p>un grappolo di crepacuore.</p>
<p>Una tra le insegne: la minore.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/24/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/24/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/24/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=24&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Massimo Orgiazzi</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi/</link>
		<comments>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[archivio autori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi/</guid>
		<description><![CDATA[Riprendersi la realtà
Giorni fa su La Stampa Antonio Scurati parlava di quanto sia percepito come senza importanza «il discernimento tra vero/falso e tra reale/funzionale», come sia diventato «non solo impossibile ma addirittura irrilevante o, meglio ancora, impertinente». «Nemmeno l&#8217;annientamento dell&#8217;essere umano significa più qualcosa in se stesso, ma assume il proprio significato per rifrazione dalla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=23&subd=fabry2000&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Riprendersi la realtà</p>
<p>Giorni fa su La Stampa Antonio Scurati parlava di quanto sia percepito come senza importanza «il discernimento tra vero/falso e tra reale/funzionale», come sia diventato «non solo impossibile ma addirittura irrilevante o, meglio ancora, impertinente». «Nemmeno l&#8217;annientamento dell&#8217;essere umano significa più qualcosa in se stesso, ma assume il proprio significato per rifrazione dalla diffusione mediatica delle immagini della sua distruzione, come nel terrorismo mediatico»: verificare l’attendibilità di un’informazione, di una notizia può essere molto difficile, ma come non dare ragione a Scurati sul fatto che la cosa sia per noi ormai quasi priva di importanza ?<span id="more-23"></span> Lo tocchiamo con mano tutti i giorni nella nostra esperienza mediatica di eventi come la guerra, gli assassini, il terrorismo: l’uccisione di un bambino fa parte a pari importanza della stessa carrellata che apre con i party balneari estivi e si chiude con le notizie di sport. Tutti ne siamo più o meno coscienti, ma ne siamo consapevoli ? L’articolo di Antonio Scurati esegue un’analisi precisa ed accurata della situazione per poi trarre conclusioni letterarie a proposito della maggiore opportunità di narrazione documentale o di narrativa d’invenzione: «raccontiamola pure la battaglia come se fosse vera ma continuiamo a rivolgere a noi stessi, e ai lettori la domanda che Fabrizio Del Dongo, ne La Certosa di Parma rivolge al tenente degli Ussari: “Signore, ma questa è davvero una battaglia ?». Certo è atroce, dice Scurati, è aberrante. Ma è proprio vero che tutto quello che possiamo fare è raccontare e domandare ? E’ proprio vero che tanta supposta arte, narrativa di enorme diffusione e poesia di nicchia debbano avere come sola funzione (e conforto) la domanda e il dubbio che essa esprime ?</p>
<p>La risposta di chi scrive è no. Aggiungere leggerezza alla leggerezza non cambia nulla, ci si sposta solo verso l’ulteriore deriva di un mondo da favola costruito sull’ignoranza del meccanismo che lo genera. E sulla mancanza di umanità, spiritualità, tradizione, letteratura. Realtà. Quest’ultima è oggetto profondamente cambiato da che ne esiste un significato: il suo mutamento è, come prevedibile, influenzato dal mutamento degli uomini, dalla loro percezione e dalle loro teorie del mondo. Ma non è vero che la via imboccata dall’occidente novecentesco, quella della scoperta, dell’emancipazione, della ricchezza per superare e, se possibile, nascondere gli orrori della prima metà del secolo, implichi necessariamente l’annullamento della realtà. Quello cui assistiamo (e che sperimentiamo sedendoci con una birra fredda davanti alla tv per vedere quanti altri morti ci siano stati in Libano) durerà fino a quando non tornerà perentoria la minaccia, la morte, l’annullamento che ci coinvolge in prima persona. Non è necessario che attendiamo quel momento (il quale arriverà presto se si continueranno ad ignorare fattori cui, sembra, tutte le forze politiche occidentali, siano esse di un colore o dell’altro, non degnano un barlume di attenzione, vale a dire la sostenibilità dello sviluppo, il possibile equilibrio planetario, la saggezza di governo, la lungimiranza, il domani che non è solo la scadenza del successivo documento di programmazione economica e finanziaria).</p>
<p>Il ruolo di chi scrive, di chi è in possesso della facoltà di lasciare un segno, di chi si impegna cioè per la comprensione, il ritrovamento del reale, dovrebbe essere quello di un’esclusione netta del nichilismo contemporaneo, via imboccata sul terreno raso dalle catastrofi ideologiche e del nulla che caratterizza le nostre vite in termini di piani e programmi. Disegni. E’ un atroce presentimento quello che si ha nel constatare che un miliardo di cinesi poveri sta transitando in questi anni senza fermate intermedie da una visione marxista inculcata con la violenza, fatta di ripetute stragi e drammi, di follie di sanguinari dittatori, dal dolore e dalla possibile mancanza di comprensione del mondo in termini di relazione, scambio, amore, crescita, ad una visione ampia quanto il display del proprio nuovissimo telefono cellulare. Dal nulla al niente.</p>
<p>Tutto questo fa costume, tendenza fra i miliardi di coscienze che sembrano essere contese tra i cadaveri di ideologie fallite e la religione unica del mercato, emanazione di un turbo capitalismo sempre più indipendente dal potere politico. Fa tendenza anche dirsi impegnati nel sociale, avere un credo politico, possibilmente fintamente sovversivo o progressista, senza accorgersi che il maggiore peso dedicato dal proprio impegno è la preoccupazione di sostenere riforme che sono oltre il limite di ogni futile emancipazione e cominciano a ledere i diritti di altre entità vitali e sociali.</p>
<p>Il ruolo di chi scrive, di chi ha a cuore la creazione di legami e nuove relazioni, nuova umanità e la riscoperta, la riconquista della realtà, sta nel non cedere agli attacchi alla ragionevolezza sferrati da ogni parte, al proprio meccanismo di orientamento, alla propria sfera etica. Dobbiamo smettere di essere ingranaggi e tornare ad essere organismo. Essere civiltà: cioè cittadini di uno spazio, magari anche globale ma costruito dal locale, che esige da ciascuno responsabilità.</p>
<p>Il ruolo di chi scrive ed è delegittimato, non letto, senza spazio di ascolto se non limitato a chi pure scrive, sarà quello di riscoprire i valori che porta in sé, non relativi, ma assoluti. All’apparenza piccoli, di dedizione e di impegno senza titanismi (e spettacolarismo), di costanza quotidiana, di fiducia ed ascolto. Di sacrificio e di umiltà. Di responsabilità. Il ruolo sarà in mezzo a mille rivolgimenti quello di allargare questi valori alla propria vita e alla scrittura e parallelamente dalla propria scrittura alla propria vita. Scrivo ciò che sono e sono ciò che scrivo, in un percorso che non è mai completo fin dal principio, ma è continuo divenire creatore di civiltà, contro la barbarie della dispersione televisiva e la dimenticanza del fatto che siamo esseri dotati di uno spirito e una promessa di vita che dura oltre i confini di quella fisico/biologica. Riprendersi la realtà significa ricominciare dal poco, dall’esperienza, dalle cose che si fanno e dalla costruzione della propria onestà intellettuale. E trattare anche le grandi cose come le piccole, con attenzione e cura (una delle possibili derivazioni etimologiche di religione sta in re-légere, aver riguardo, cura). Se le risorse planetarie, le istituzioni e la res pubblica fossero trattate come cose nostre, cose di cui aver cura, da non sprecare, le cose andrebbero diversamente, le sorti del complesso organismo che è l’umanità sarebbero forse altre. Non prive di guerre, forse, né di dolore e sofferenza. Ma di sicuro colme di una fede e di una speranza non inutili.</p>
<p>Riprendersi la realtà significa non ammettere a braccia aperte che ogni qual cosa pronunciata possa costituire il vero. Significa mettere fine a quanto di postmoderno, inutilmente reiterato per il nulla, viene riproposto come unico fronte della ricerca morale ed artistica. Riprendere la realtà significa applicare rigore ed attenzione, non perdere nulla dell’informazione, ma usare precisione e competenza. Non perdere continuamente pezzi della tradizione, ma vivere per recuperarla integrandola in quanto di nuovo e positivo abbiamo oggi. In questo sta il significato di una società realmente aperta e di un’arte che crea-cose-sempre-nuove, messaggi per l’umanità che ne ricordano il valore assoluto, come consapevolezza dell’universo mondo.</p>
<p>Scrivere poesia allora non sarà per proclamare, gridare nuovi manifesti, ma per creare, nell’arte e nella vita un tratto che unisca cose lasciate sparse per troppo tempo. Religio, civiltà, comunità, libertà, crescita, consapevolezza.</p>
<p>Massimo Orgiazzi è nato a Torino nel 1973, ma vive e lavora in Valsesia, nel vercellese, dal 1990. Ingegnere meccanico, nel tempo libero scrive e si occupa di rassegne e attività cinematografiche nella sala della sua città, Varallo. Nel 2003 ha pubblicato la raccolta di racconti brevi Gli aerei volano ancora per l’Editice Clinamen di Firenze. Sue poesie sono state raccolte in riviste e rubriche on-line (tra cui Sinestesie, Absolute Poetry, L’Ulisse, Dissidenze, Rotta Nord Ovest e Faranews) e in alcune antologie, tra cui Dedicato a… Poesie per ricordare, Aletti Editore, 2005; Il Segreto delle Fragole &#8211; Poetico Diario 2006, Lietocollelibri, 2005 e Verso i bit, Lietocollelibri, 2005.</p>
<p>Ha creato nel 2005 il blog LiberInVersi (http://www.liberinversi.splinder.com), muovendo dall’esperienza maturata nei gruppi di discussione di Usenet e che ha come fine la divulg(azione) poetica e la diffusione di letture critiche essenziali sui testi contemporanei.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/23/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/23/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/23/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&blog=1844077&post=23&subd=fabry2000&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-orgiazzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>