L’opera poetica di Marco Saya è in costante dialogo con la modernità, dialogo che tuttavia non presuppone necessariamente una reciproca comprensione. La vita è un «tiramolla quotidiano», l’ovvietà delle cose che il soggetto vive privatamente, nel confronto con l’esterno. La poesia del Nostro è quindi un percorso privato, di un io «saltuario» che vive in modo discontinuo la sua vita, un io diminuito , ma che tuttavia esiste, si afferma come centro indispensabile della vicenda poetica. Leggi il seguito di questo post »
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Marco Saya
Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007
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Poesia a Roma
Pubblicato da fabrizio centofanti su Ottobre 4, 2007
Benedetto Croce diceva che “ogni poesia è una nuova lingua in creazione e che noi ricreiamo in noi” e a lui si univa Biagio Marin che negava legittimità all’aggettivo “dialettale” proprio perché quando si tratta di poesia ogni parola che si ascolta è una lingua nuova e straniera. Il concetto di linguaggio poetico come linguaggio autonomo, privo di intenti comunicativi ha percorso un po’ tutto il Novecento a partire in verità fin da Novalis a Poe che per primo teorizzò la priorità del momento linguistico. Passando poi per il formalismo russo e praghese degli anni Venti- Trenta a Jakobson che definì la funzione poetica come quella in cui l’accento è posto sul messaggio per se stesso. L’autoreferenzialità ha quindi portato, sul piano teorico, alla squalificazione della parola poetica come atto comunicativo. Leggi il seguito di questo post »
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