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	<title>La poesia e lo spirito.com</title>
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	<description>Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?</description>
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		<title>Avviso</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Oct 2007 13:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho raccolto qui tutti i contenuti pubblicati nella seconda versione di LPELS, che si trovava su una piattaforma Aruba all&#8217;indirizzo www.lapoesiaelospirito.com, ora scaduto. Questi testi si trovano anche nella terza versione di LPELS: http://lapoesiaelospirito.splinder.com/ Il blog, ora, è a questo indirizzo: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=111&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho raccolto qui tutti i contenuti pubblicati nella seconda versione di LPELS, che si trovava su una piattaforma Aruba all&#8217;indirizzo <a href="http://www.lapoesiaelospirito.com/">www.lapoesiaelospirito.com</a>, ora scaduto.</p>
<p>Questi testi si trovano anche nella terza versione di LPELS: <a href="http://lapoesiaelospirito.splinder.com/">http://lapoesiaelospirito.splinder.com/</a></p>
<p>Il blog, ora, è a questo indirizzo: <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/</a></p>
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		<title>Giovanni Nuscis</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentare Giovanni (Gianni) Nuscis mi riempie, letteralmente, di gioia. Intanto per la levatura del poeta e dell’uomo, che è anche un raffinato recensore di poesia e narrativa, quindi per il consesso autorevole di autori, lettori e critici che animano il sito e il blog di Fabrizio Centofanti. Gianni è nato nel 1958 ad Ancona e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=87&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentare Giovanni (Gianni) Nuscis mi riempie, letteralmente, di gioia. Intanto per la levatura del poeta e dell’uomo, che è anche un raffinato recensore di poesia e narrativa, quindi per il consesso autorevole di autori, lettori e critici che animano il sito e il blog di Fabrizio Centofanti. Gianni è nato nel 1958 ad Ancona e risiede a Sassari. Laureato in giurisprudenza, si occupa di formazione presso il Ministero della Giustizia.<span id="more-87"></span> E’ stato premiato per l’opera prima al Contini Bonacossi del 2003 (con Il tempo invisibile, Book, 2003) ed ha vinto il Premio Turoldo 2005 organizzato dall’Associazione Poiein (www.poiein.it); è uno dei collaboratori più assidui e documentati della rivista web ItaliaLibri.net. Le poesie che vi propongo sono state selezionate dalla sua ultima raccolta, In terza persona, appena edita da Manni. La ricchezza tematica, la qualità poetica, la peculiarità dello stile caratterizzano e impreziosiscono questa raccolta. Dopo averla attraversata restano impressi l’ordito, il tono, il ritmo interiore e il forte richiamo alla coscienza. E’ una raccolta densa: vi è una prospettiva antropologica, una vocazione naturalistica e una profonda visione etica, anteriore e ulteriore al testo, oscillante tra compassione e intransigenza. Altra caratteristica è il movimento, fisico e metaforico che anima molte poesie. Ma pure, nessuna fatica a seguirne il ritmo vivace: nell’insieme è controllato, ben dosato.  Giovanni Nuscis ha profondamente interiorizzato la visione poetica eliotiana e certi toni e forme della poesia di un altro grande poeta, Angelo Mundula (sassarese, da oltre vent’anni autorevole firma dell’Osservatore Romano). Uno degli aspetti che più colpiscono, e che permane a lettura finita, è il profondo senso d’attesa, d’incompiutezza (Le parole e le attese/ disegnano solchi, ordiscono salti/ da fredde bocche di pesci) sempre pazientemente coniugato con la vita quotidiana e con la storia (La guerra è qui/ in questo mandarino che marcisce). Sembra quasi che la precisione della visione e la sicurezza della ‘lezione’ restino subito avvolte da un alone d’inquietudine  e di dubbio (Ma da qualche angolo si avverte/ come un monito, e non capiamo:/ /non capiamo se lo stiamo ascoltando/ o siamo già noi quel luogo che chiede ascolto).  E’ una poesia che ci mette di fronte alle nostre responsabilità e al nostro prossimo futuro. Deve far questo davvero il poeta, donarci una parola ‘civile’? Riproporci la ‘sua’ storia? Aiutarci a ritrovare un’etica? Ebbene, col suo coraggio e  quel verso (davvero) libero,  Gianni Nuscis ci dimostra che quel poeta ci mancava, così difficile da incontrare oggi, nonostante la copiosa produzione poetica che c’inonda.</p>
<p>Antonio Fiori</p>
<p>Da ‘In terza persona’ (Manni, 2006)</p>
<p>Non ci perdiamo<br />
in questa via che tira dritta<br />
spezzata solo da pugni</p>
<p>di case vuote come orbite.</p>
<p>Ombre di pali e cornicioni tremano</p>
<p>sulla strada, tra serpi di cristallo.</p>
<p>La città s’allontana. Gli occhi</p>
<p>nell’oro d’una rada all’orizzonte.</p>
<p>E sorvoliamo a piedi pari la saliva, asciutta</p>
<p>di campagne affaticate, rustici</p>
<p>ville dimesse, grigie o stinte.</p>
<p>Fiume Santo (1), bagno d’uomini</p>
<p>con le torri li vicino che si spengono.</p>
<p>Centinaia di tute senza i corpi</p>
<p>tra spuma e campi: anime, finalmente libere.</p>
<p>Affacciati ai bordi di una luce</p>
<p>tagliente, tutto se ne vola</p>
<p>in una pace inquieta d’aria calda.</p>
<p>Niente e nessuno più si ferma</p>
<p>rallenta, giace per sempre;</p>
<p>persino una scimmia antropomorfa</p>
<p>dopo milioni di anni, si risveglia (2).</p>
<p>(1)     Località a pochi chilometri da Porto Torres (SS), dove è situata una centrale termoelettrica. A Porto Torres sono invece presenti  gli impianti petrolchimici attivati a fine anni sessanta da Nino Rovelli, ora in lenta dismissione.</p>
<p>(2)     Sempre a Fiume Santo, nel 1993, due amatori raccolsero dei piccoli frammenti ossei  di animali che, analizzati dalla Facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Sassari in collaborazione con l’Università di Liege, hanno rivelato essere appartenuti a coccodrilli, antilopi, scimmie vissute circa 8,5 milioni di anni fa, nel Miocene superiore.</p>
<p>La guerra è qui</p>
<p>in questo mandarino che marcisce;</p>
<p>gli ospedali vuoti</p>
<p>e il male intorno che dilaga.</p>
<p>E basta pronunciarla, la parola</p>
<p>perché tremi la lingua:</p>
<p>noi, la tana in cui la bestia</p>
<p>entra, esce, resta</p>
<p>a testa bassa.</p>
<p>*</p>
<p>S’attenuerà la luce ed il calore</p>
<p>esaurite le  scorte, dato fondo</p>
<p>alle energie pulite o sporche.</p>
<p>Ma lo sguardo sarà vivo nell’ombra;</p>
<p>più vicini al nulla ci ritroveremo:</p>
<p>padre, che non sei giudice né lama</p>
<p>vedrai, ci adatteremo</p>
<p>a nuovi dinosauri, a carestie,</p>
<p>a guerre per le briciole rimaste.</p>
<p>La rinuncia, la più ambita conquista.</p>
<p>*</p>
<p>Candele, si spengono</p>
<p>le case. Il pescatore</p>
<p>libera i pesci piccoli,</p>
<p>dalla rete.</p>
<p>Restano vasi di gardenie</p>
<p>nei balconi a seccare.</p>
<p>Tra vuoti di silenzio,</p>
<p>ballano topi e refoli,</p>
<p>e gocciola la notte:</p>
<p>valico difficile</p>
<p>per minute formiche.</p>
<p>Gli specchi degli armadi</p>
<p>riflettono brevi corridoi,</p>
<p>e sempre più frequenti sconosciuti.</p>
<p>*</p>
<p>Sulla carne viva del giorno</p>
<p>come lame</p>
<p>senza un grido, una smorfia:</p>
<p>postumi a noi stessi</p>
<p>di quel nanosecondo</p>
<p>che ride, di spalle.</p>
<p>Ciò che sembra precipizio</p>
<p>smottamento, marea oscura</p>
<p>è anticipazione di un passo.</p>
<p>Le parole e le attese</p>
<p>disegnano solchi, ordiscono salti</p>
<p>da fredde bocche di pesci.</p>
<p>Saremo mai, ti chiedi</p>
<p>ciò che vorremmo?</p>
<p>Dolgono membra invisibili, sbattendo</p>
<p>contro angoli invisibili.</p>
<p>Nell’acqua, radice tenerissima</p>
<p>cammini, senza attecchire.</p>
<p>*</p>
<p>Sul dorso di anni molli come acqua</p>
<p>calchiamo l’orma, prendiamo il largo.</p>
<p>Lontani ritrovandoci ogni volta.</p>
<p>Ma ci sono chiese dove torni in silenzio</p>
<p>entrando nell’azzurro degli spazi aperti.</p>
<p>E ti stupisci del tempo che è passato</p>
<p>di quanto belle fossero le mute</p>
<p>impigliatesi là dove biforca il sentiero</p>
<p>di stagione in stagione.</p>
<p>Più sottili si sono fatti gli occhi</p>
<p>più grossa la grana del ricordo.</p>
<p>Siamo volati via da noi e dai nostri morti.</p>
<p>Ma da qualche angolo si avverte</p>
<p>come un monito,  e non capiamo:</p>
<p>non capiamo se lo stiamo ascoltando</p>
<p>o siamo già noi quel luogo che chiede ascolto.</p>
<p>*</p>
<p>Conservo un filo d’erba</p>
<p>sulla lingua,</p>
<p>non lo vedrò piegarsi, e marcire.</p>
<p>Un filo che lega e ravviva</p>
<p>una città sbiancatasi alle spalle.</p>
<p>E’ il viatico degli anni</p>
<p>l’architettura che resta,</p>
<p>con la caduta dei mattoni</p>
<p>che il vuoto rende più leggera.</p>
<p>O, se si vuole, una fede banale,</p>
<p>come pantaloni che proteggono</p>
<p>dai graffi d’un sentiero frastagliato,</p>
<p>così fitto da richiudersi alle spalle,</p>
<p>dopo il passaggio, prima</p>
<p>che si crei un varco</p>
<p>davanti.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/87/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/87/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/87/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=87&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Marco Saya</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia a roma]]></category>

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		<description><![CDATA[L’opera poetica di Marco Saya è in costante dialogo con la modernità, dialogo che tuttavia non presuppone necessariamente una reciproca comprensione. La vita è un «tiramolla quotidiano», l’ovvietà delle cose che il soggetto vive privatamente, nel confronto con l’esterno. La poesia del Nostro è quindi un percorso privato, di un io «saltuario» che vive in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=86&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’opera poetica di Marco Saya è in costante dialogo con la modernità, dialogo che tuttavia non presuppone necessariamente una reciproca comprensione. La vita è un «tiramolla quotidiano», l’ovvietà delle cose che il soggetto vive privatamente, nel confronto con l’esterno. La poesia del Nostro è quindi un percorso privato, di un io «saltuario» che vive in modo discontinuo la sua vita, un io diminuito , ma che tuttavia esiste, si afferma come centro indispensabile della vicenda poetica.<span id="more-86"></span><br />
La diminuzione avviene man mano che il soggetto entra in contatto con il mondo fuori: «fuori-esco / stordito», quasi vittima di una perdita di coscienza. La routine quotidiana,dunque, intorpidisce, ubriaca, genera «vuoto» e innesca lo smarrimento del senso, recuperabile solo in momenti di «black-out», quando per incanto «ripiomba l’origine. / il buio della prefazione» (che forse potrebbe essere per refuso “perfezione”). La sua poesia, come quella di molti autori a lui contemporanei, germoglia per sottrazione (che spesso coincide con la «spogliazione» dell’io, il suo ridursi a larva ectoplasmatica gettata nel presente di niente e di nessuno).<br />
Respiro cortissimo, il più delle volte franto (o anche: sincopato, secondo ritmi che variano su scale blues o improvvisi jazzistici, tanto per ricordarci che Saya è anche autore blues), percorsi che insistono negli interstizi, tra le righe, indugiano negli spazi che le parole lasciano incustoditi, nelle zone in cui si arresta il ritmo per riprendere slancio. In queste aree depresse si assiste talvolta all’emersione di barlumi di vita solo per contrasto, per autocombustione del negativo, un affiorare di possibili scappatoie dall’automatismo e dagli ingranaggi della vicenda contemporanea, tramite il cortocircuito linguistico o l’ausilio dell’ironia («bene. / mi sento più sereno. /il vuoto alle spalle, / come quella scimmia, / scrolliamocela» dove Montale si mescola al pop e all’idiozia contemporanea).Si intarsiano nella trama precaria della lingua di Saya voci che provengono da chissà dove e che producono effetti di straniamento inquietanti, quasi beckettiani: «“E gli altri?”, / nelle loro cose affaccendati. / “ma cosa fanno?”, / “producono il vuoto”. / oggi va così». Non è dato trovare un centro, ma forse sarebbe perfino un errore cercarlo. Nemmeno la lingua risponde più ad un centro di gravità. L’io stesso si tiene insieme grazie ad una semplice «cintura» che evita la dispersione definitiva dei pezzi. Resterebbe deluso alla lettura chi cerca nella poesia un fluido raccontare, un respiro narrativo. Qui può trovare solo cellule anarchiche, refrattarie a qualsiasi controllo centrale: una parola pulviscolare, ma piena di croste, una sintassi quasi del tutto azzerata, al punto tale da negare, talvolta, perfino al verbo una destinazione. Pur tuttavia l’operazione di Saya restituisce uno spaccato della società attuale con dovizia di particolari tale da costituire un racconto in versi, in cui non manca nemmeno il dialogo a più voci («non torni a letto?») che agiscono al di fuori della coscienza del soggetto, indipendenti, dunque, dal suo volere. La lettura ci conduce in un mondo privo di temporalità, quasi come se fosse lì da sempre, nella sua precarietà: una presentificazione ammuffita, dove nulla può cambiare (o quasi). Al contempo, la lingua è un grumo esploso di materia verbale tenacemente arroccata alle cose, che reca con sé frammenti di materia, singolari impasti, reduci di una sommaria centrifuga all’interno di un mixer cosmico. L’invito finale a lavarci «ammollandoci nelle cicerchie» fa pensare all’uomo come ad un essere a metà strada tra l’inerte vegetale e l’anfibio («gran fritto di olii nelle branchie ingurgitati»): una specie costretta a trasmutarsi per continuare ad esistere (per la vita, invece, conviene rivolgersi altrove).</p>
<p>Luigi Metropoli</p>
<p>Appunti e interrogativi tra le righe…</p>
<p>Appunti</p>
<p>Svesto il cuore</p>
<p>dal rivestimento</p>
<p>ponendo là in angolo</p>
<p>il battito di ciglia</p>
<p>a ripiego di fatti</p>
<p>intransigenti,</p>
<p>corporei appunti.</p>
<p>Spogliazione</p>
<p>Qualche volta mi privo</p>
<p>di sensi,</p>
<p>rotolando mi allungo</p>
<p>nell’intercapedine</p>
<p>( affranti di pori )</p>
<p>e poi</p>
<p>e dopo poi</p>
<p>il tiramolla quotidiano</p>
<p>mai posato in un riposo</p>
<p>sono saltuario.</p>
<p>Vuoto</p>
<p>vuoto</p>
<p>“quale il senso?”,</p>
<p>solo la sicurezza del segmento</p>
<p>più o meno lungo.</p>
<p>ri-vuoto</p>
<p>l’incipit sogna.</p>
<p>la chiusa chiude.</p>
<p>stop</p>
<p>si riaccende la lampadina.</p>
<p>(fulminata)</p>
<p>l’alogena dura di più,</p>
<p>costa di più.</p>
<p>black-out (talvolta) ripiomba l’origine.</p>
<p>il buio della prefazione.</p>
<p>vuoto</p>
<p>zampilla l’emozione.</p>
<p>la siccità permette la goccia.</p>
<p>bagna le labbra.</p>
<p>un senso&#8230;</p>
<p>sembra esistere.</p>
<p>“E gli altri?”,</p>
<p>nelle loro cose affaccendati.</p>
<p>“ma cosa fanno?”,</p>
<p>“producono il vuoto”.</p>
<p>oggi va così.</p>
<p>il segmento si accorcia.</p>
<p>bene</p>
<p>mi sento più sereno.</p>
<p>il vuoto alle spalle,</p>
<p>come quella scimmia,</p>
<p>scrolliamocela!</p>
<p>Accelerazione/decelerazione</p>
<p>(così come viene)</p>
<p>corpo dal buio s’alza.</p>
<p>“non torni a letto?”</p>
<p>pitstop</p>
<p>il dentifricio</p>
<p>dopo la doccia</p>
<p>dopo l’atto</p>
<p>consumato.</p>
<p>(rapido)</p>
<p>il sudicio scende le scale</p>
<p>dentro il sacco.</p>
<p>(nero)</p>
<p>sinistro colore</p>
<p>8 e 15</p>
<p>sventagliata dal mondo</p>
<p>fuori-esco</p>
<p>stordito</p>
<p>18 e 0zero</p>
<p>rimozione</p>
<p>fretta del rientro</p>
<p>non c’è più,</p>
<p>il sacco.</p>
<p>un altro sale al piano,</p>
<p>zavorra della giornata.</p>
<p>inutile</p>
<p>sbuccio la mente.</p>
<p>fette d’ananas,</p>
<p>pelle ritrova il nido.</p>
<p>(caldo)</p>
<p>il resto mancia!</p>
<p>delete files</p>
<p>temporanei</p>
<p>clear history</p>
<p>si è fatto chiaro.</p>
<p>Cintura</p>
<p>Quando ti infili la cintura</p>
<p>sembra di ricomporre i pezzi,</p>
<p>(ancora sopiti) chè il sopra e sotto</p>
<p>appaiono avvitati per incanto,</p>
<p>sino a sera,</p>
<p>quando un letto</p>
<p>ti riporta allo spoglio del puzzle,</p>
<p>già sporcato dall’ovvietà delle cose</p>
<p>e quella cintura</p>
<p>ci libera dalla consuetudine</p>
<p>confusa della follia.</p>
<p>Lische</p>
<p>Il bambino e la sua bolla,</p>
<p>scoppia a una certa altezza.</p>
<p>Schegge di sapone a nozze con polveri</p>
<p>sottili nevicano l’asfalto.</p>
<p>Il camino fuma ceneri</p>
<p>di lische consumate.</p>
<p>Balconi anneriti nero di seppia.</p>
<p>Gran fritto di olii nelle branchie ingurgitati.</p>
<p>Rigurgita l’atmosfera,</p>
<p>rigurgito della massa a terra:</p>
<p>“dove andiamo?”</p>
<p>Il fondotinta nasconde gli involucri.</p>
<p>“pioverà?”</p>
<p>Laviamoci ammollandoci nelle cicerchie.</p>
<p>Marco Saya , è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953 dove ha trascorso i suoi primi tre anni per poi trasferirsi a Rio de Janeiro per circa 7 anni. Dal 63′ risiede a Milano dove attualmente opera nel settore informatico. La musica e la chitarra jazz (hobby che già coltivava a 14 anni) sarebbero poi diventate la sua vita e una seconda professione. Ha pubblicato il primo libro di pensieri dal titolo Bambole di Cera (2000) edito da Antitesi &#8211; Laura Vichi Publisher con il quale si è classificato secondo al concorso nazionale di poesia “La Cittadella” dedicato alla poetessa Maribruna Toni e successivamente premiato al concorso internazionale Victor Hugo. Prosegue la sua attività di scrittore con la pubblicazione della seconda raccolta di poesie dal titolo Raccontarsi (2002) edito dall’istituto Italiano di Cultura di Napoli diretto dal Professore e poeta Roberto Pasanisi. Pubblica un e-book dal titolo Sassolini e presente sul sito Internet diretto dal poeta Emiliano Cribari. Contemporaneamente esce il suo nuovo libro di poesie e brevi racconti dal titolo Dirimpettaio (2002) edito dalla Oceano Edizioni. Da Natale 2003 è in distribuzione la raccolta di poesie dal titolo Nei travagli di ogni attimo edito dalla Domina Editrice. Dal 15 Marzo 2003 è in distribuzione 4-poets silloge poetica edita dalla casa editrice IL FILO diretta da Giulio Perrone . Da Aprile 2005 è uscita la sua nuova raccolta di poesie edite sempre dal Filo edizioni dal titolo: Noi, atomi alla ricerca di un nucleo. E’ presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: Voci edita da ARPANet; Il teatro del Tempo e Sul Filo dell’Innocenza edite da Akkuaria; E il naufragar m’è dolce in questa radio e Poesie del nuovo millennio edite da Giuseppe Aletti; Le migliori 100 poesie del web 2000 e 2001 a cura dell’associazione Penna D’autore; Antologia poetica edita dall’Osservatorio Letterario; L’albero degli aforismi e Il segreto delle fragole (2005) editi da Lietocolle; Swing in versi (2005) edito da Lampi di Stampa. Collabora poi con il mensile letterario Il Filo, e conduce una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. Presenzia ad alcuni concorsi di narrativa e poesia in qualità di membro di giuria. Infine è presente su tutti i più importanti siti di poesia dove raccoglie importanti risultati nei vari concorsi proposti e partecipa ai vari reading nelle manifestazioni poetiche. E’ socio di Milanocosa dal 2004.</p>
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		<title>Chiara De Luca</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbi modo di occuparmi della poesia di Chiara De Luca in occasione di un breve articolo che venne poi pubblicato sul sito della rivista Tellus (http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&#38;cmd=v&#38;id=941) e dove la peculiarità degli scritti &#8211; che coprivano un arco di svariati mesi &#8211; era la disarmante sincerità tramite la quale situazioni minime aprivano piani d&#8217;osservazione e immersione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=85&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbi modo di occuparmi della poesia di Chiara De Luca in occasione di un breve articolo che venne poi pubblicato sul sito della rivista Tellus (http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&amp;cmd=v&amp;id=941) e dove la peculiarità degli scritti &#8211; che coprivano un arco di svariati mesi &#8211; era la disarmante sincerità tramite la quale situazioni minime aprivano piani d&#8217;osservazione e immersione in micro-universi di esatta campitura. A distanza di mesi, ricevo i frammenti di questo poemetto qui proposti in lettura , che non ha titolo e che si discosta dalla poetica precedente, pur mantenendo fermi più punti di riconoscibilità della poesia di Chiara. <span id="more-85"></span>Prima &#8211; fra tutte le possibili innovazioni percepibili &#8211; è la composizione di un poemetto dove in precedenza erano poesie tendenti al poemetto ma restanti sempre un passo indietro, con pudore. La seconda innovazione/differenza è l&#8217;aver qui &#8220;accorciato&#8221; &#8211; in molti casi &#8211; la lunghezza dei testi che si fanno densi, flash di concisa coscienza. La terza percepibile differenza è la dimensione del dialogo che qui prende avvio sin dal primo testo: il poemetto è infatti improntato con una duplice voce o meglio ancora triplice: il primo piano è l&#8217;io scrivente, la seconda la voce/presenza del personaggio cui il dettato si rivolge e terza è la presenza smaterializzata nel dialogo in corso tra l&#8217;io e il proprio doppio che da fuori ascolta e sorregge, si fa portavoce muto del confronto che avviene nello svolgimento dei testi.<br />
Ma è veramente una terza persona cui Chiara si rivolge, una presenza materiale e fisica che intrattiene un dialogo con una presenza-esistenza oppure una traslazione di se stessa posta di fronte alla scrittura? Da ciò che percepisco essere uno scritto nato dall&#8217;evidenza del decorso di una malattia di una persona cara, ecco l&#8217;assunzione della consapevolezza della caducità, della vita fragile, i conti con la vecchiaia, la transitorietà della forza, la necessità dell&#8217;assistere trasmutando da affetto (dimensione emozionale) in sostegno (dimensione fisica) e che permette la continuità di chi ha avuto sottratta l&#8217;indipendenza. Vi è una forte connotazione dell&#8217;impotenza al voler-poter agire: è in corso qualcosa che trascende la vitalità possente dell&#8217;osservatore. Quest&#8217;ultimo è spettatore: è immobilizzato ed in bilico tra l&#8217;intervenire &#8211; coi pochi mezzi che la sensibilità consente &#8211; e l&#8217;assistere combattendo una battaglia feroce contro la propria impotenza, appunto e quella dell&#8217;altra entità-persona che aiuta domanda senza voce ma per disvelamento della fragilità. E&#8217; la memoria di un vissuto che soccombe alla nuova situazione, è la figura della madre che abbandona il proprio status e si rimette nelle mani della figlia, invertendo i ruoli di responsabilità.<br />
E&#8217; la forza della figlia che assume il nuovo ruolo e ne fa ragione, è la pacata necessità dell&#8217;accettare la fine che la madre avverte e che non può o non sa combattere perché la depressione non è una malattia con confini che si possono individuare, con mura che si possono combattere, bensì è mura dietro cui si viene relegati in una illusoria ma inesorabile prigionia a cui si viene condannati. Epilogo nel testo finale è un invocazione, una promessa, una implorazione (ancora una volta una trinità che come è accaduto sotto altra forma in apertura di poemetto, qui trasforma e chiude) Ma chi implora nella chiusura del testo finale?<br />
La figlia che chiede scusa per non aver saputo combattere ciò che non è possibile combattere? La figlia che chiede d&#8217;essere amata, che implora acchè resista la memoria e la madre e che quest&#8217;ultima continui a conservare il ruolo genetico-emozionale di dispensatrice dell&#8217;amore Oppure è la madre, conscia del proprio male oscuro che accusa la propria insufficienza d&#8217;Amore nei confronti della figlia? La madre che amore ha ricevuto senza remore e sottrazioni e che assume il significato della parola madre, accezione di termine trasferito nel corpo-entità della figlia, madre divenuta/madre volontaria/madre costretta. A sua volta, quando sarà giunto il tempo, madre futura?</p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>I</p>
<p>È il corpo che impedisce</p>
<p>all&#8217;anima di urlare la sua voce</p>
<p>dici, e poi ti lasci</p>
<p>sprofondare dentro la poltrona, gli occhi</p>
<p>due crateri sul tuo volto</p>
<p>consumato dalle notti insonni</p>
<p>e dal digiuno</p>
<p>guardano al di là</p>
<p>delle mie spalle curve</p>
<p>adesso che per lui</p>
<p>ho fallito in tutto</p>
<p>e che la presunzione di rinascere</p>
<p>abbattuta sorride</p>
<p>in angolo sul ring</p>
<p>del ventre &#8211; - &#8211; vedo</p>
<p>gli eserciti che muovono</p>
<p>sotto la tua pelle bianca e vuota</p>
<p>come il male</p>
<p>la voglia di morire che si arma</p>
<p>e sfonda le difese a colpi di ricordi</p>
<p>mentre la vita alza fragili muraglie</p>
<p>spiando dalle feritoie</p>
<p>Lo so quel buio che si apre, si dilata, viene</p>
<p>incontro ma tu prendi tutta questa luce</p>
<p>che ho scavato tra i detriti del ricordo</p>
<p>dal letame insieme ritroviamo</p>
<p>i fiori di pace che ho</p>
<p>da offrirti.</p>
<p>II</p>
<p>Non si rompe il bozzolo</p>
<p>d&#8217;assenza, non si scioglie</p>
<p>la condensa in maglie</p>
<p>strette di rancore</p>
<p>anima granulo di sale</p>
<p>che cede quando inizia</p>
<p>la scalata del mattino</p>
<p>al risveglio, come un gatto</p>
<p>ti acquatti in fondo al letto</p>
<p>soffi per protesta</p>
<p>se scosto le tende e schiudo</p>
<p>la finestra per vederti</p>
<p>rimbalzare su quello che ti resta</p>
<p>delle guance, il sole.</p>
<p>III</p>
<p>T&#8217;incanti ad osservare</p>
<p>le perle di vapore</p>
<p>che salgono dal fondo</p>
<p>della vasca verso le tue dita</p>
<p>per un istante appena</p>
<p>ti risvegli da bambina</p>
<p>io scarto di lato per cercare</p>
<p>nei tuoi occhi quel bagliore</p>
<p>che in fretta si dissolve</p>
<p>via, come la gioia</p>
<p>V</p>
<p>Te l&#8217;ho visto nelle tempie</p>
<p>gonfiarsi il temporale</p>
<p>scendere sul corpo</p>
<p>quel tremare d&#8217;animale</p>
<p>a strapparsi via la pelle con il laccio</p>
<p>Ho visto le nuvole addensarsi</p>
<p>nei tuoi occhi, il tuo terrore di sentire</p>
<p>che arrivava ancora, il tuo</p>
<p>gridare, quell&#8217;essere</p>
<p>in balia del grido</p>
<p>scatenato dal dolore</p>
<p>Ho visto la tua vita che sfilava</p>
<p>la lava del vulcano che di nuovo</p>
<p>si scioglieva, la tua storia,</p>
<p>tutto quello che pesava</p>
<p>come pioggia incandescente</p>
<p>nella testa, il tuo svanire, il tuo tornare</p>
<p>il tuo non essere</p>
<p>davanti a me a guardarmi</p>
<p>con me a prendere a pugni</p>
<p>il mio non saper che fare &#8211; - -</p>
<p>VI</p>
<p>Mandi a fondo nella notte</p>
<p>il silenzio, quest&#8217;assenzio</p>
<p>adesso finalmente sì!</p>
<p>che puoi parlare</p>
<p>maledire, adesso sì</p>
<p>mentre accanto al muro sono solo le bottiglie</p>
<p>messe lì per impedire</p>
<p>ai cani di pisciare</p>
<p>e siamo quasi sole,</p>
<p>io con te e quell&#8217;altra</p>
<p>che mi prende in giro mentre parlo</p>
<p>mentre dico fatti forza guarda</p>
<p>che pace a notte tarda, guarda</p>
<p>che sincerità dentro il tremare</p>
<p>d&#8217;un albero spogliato dall&#8217;inverno</p>
<p>e gratuità il sorriso della donna</p>
<p>che abbiamo visto in piedi alla fermata</p>
<p>quando l&#8217;ultimo tram era passato da mezz&#8217;ora</p>
<p>e poi restiamo sole,</p>
<p>io con te, e quell&#8217;altra</p>
<p>che nega ogni volta che ripeto</p>
<p>&#8220;se ne esce&#8221;, scuote il capo</p>
<p>fa un cenno beffardo e tu</p>
<p>sorridi.</p>
<p>IX</p>
<p>C&#8217;è il sole. Oggi, sai</p>
<p>sole e io lo sento, triste</p>
<p>miracolo d&#8217;inverno</p>
<p>se solo tu potessi liberarti</p>
<p>dalle tue coperte, se ti alzassi</p>
<p>potremmo ancora essere</p>
<p>quelle che correvano impazzite</p>
<p>nelle strade a ridere</p>
<p>di un niente</p>
<p>entrare nei negozi per scrutare</p>
<p>le facce degli assatanati</p>
<p>dell&#8217;acquisto</p>
<p>tornare a essere</p>
<p>le stesse misurando</p>
<p>decine di capi di vestiario</p>
<p>senz&#8217;avere soldi per comprare</p>
<p>nello specchio trasformarci</p>
<p>per gioco in quelle che non siamo</p>
<p>invece d&#8217;esser qui ed esser</p>
<p>nulla, e io</p>
<p>a guardarti e non più</p>
<p>capire.</p>
<p>X</p>
<p>Il dottore è un uomo buono, dici</p>
<p>lo chiamano il siriano</p>
<p>viene da una terra addolorata</p>
<p>e ha sempre i suoi cari</p>
<p>lontani nella mente</p>
<p>per lui io sono una sconfitta</p>
<p>un fallimento, una spina</p>
<p>nel fianco, il suo</p>
<p>tormento, qualcosa che si pianta</p>
<p>un&#8217;arma bianca, che non</p>
<p>scava, ma ti toglie</p>
<p>le parole, lascia</p>
<p>esangue &#8211; - -</p>
<p>XIII</p>
<p>Io ti vedo così,</p>
<p>come una stella,</p>
<p>una paillette nel cielo</p>
<p>un precipitare</p>
<p>un buco nero</p>
<p>XV</p>
<p>Non trova la vena</p>
<p>buona l&#8217;infermiere</p>
<p>pur con tutto l&#8217;impegno</p>
<p>di nuovo praticante</p>
<p>e non gli serviranno i libri per capire</p>
<p>perché mai qualcuno muoia</p>
<p>di disperazione.</p>
<p>XVIII</p>
<p>Quando le tue mani danzano</p>
<p>sul vecchio pianoforte</p>
<p>rinasce finalmente</p>
<p>la speranza</p>
<p>perché di nuovo vedo</p>
<p>danzare la tua anima</p>
<p>colmare di un valzer</p>
<p>la tua casa.</p>
<p>XIX</p>
<p>Mantenuta la promessa</p>
<p>infine</p>
<p>sei andata</p>
<p>e io rimango qui</p>
<p>nelle mani un grumo</p>
<p>d&#8217;orgoglio</p>
<p>dei sopra</p>
<p>vissuti</p>
<p>a difendere</p>
<p>con cura</p>
<p>di madre</p>
<p>il tuo ricordo</p>
<p>XX</p>
<p>Tu non le sentirai le offese</p>
<p>nessuno più ti guarderà</p>
<p>dalle sue lenti scure scivolare</p>
<p>via dalle fessure del tuo male</p>
<p>che a fuoco ci marchino animali</p>
<p>per una vita ancora senza</p>
<p>neanche il privilegio dell&#8217;assenza</p>
<p>disturbata, folle, mentecatta</p>
<p>pazza, paranoica</p>
<p>che a mani piene peschino i pretesti</p>
<p>interroghino i testi</p>
<p>venuti su dai banchi del passato</p>
<p>e battano sul tavolo il martello</p>
<p>si assolvano e condannino</p>
<p>tutto ciò che dal &#8220;normale&#8221; ha esulato</p>
<p>ti sorriderò dal basso e custodirò</p>
<p>la luce che mi visita al mattino</p>
<p>traducano pure i gesti e le parole</p>
<p>sfogliando il dizionario degli errori</p>
<p>che se sono stati fatti allora</p>
<p>non era che per fame, un tozzo</p>
<p>un tozzo d&#8217;Amore</p>
<p>per favore.</p>
<p>Chiara De Luca, 1975, laureata in lingue a Pisa, ex-dottoranda in Letterature europee, ex fondista, insegna lingua e cultura italiana tra la “italiano.it” di Bologna e l’Università di Parma. È nata a Ferrara. Traduce da inglese, francese e tedesco, corre una decina di chilometri al giorno, collabora con «Poesia», «Sinopia» e «Nabanassar». Esperta di risata, sparizione repentina, elaborazione di bugie, cieca sincerità con i pochi ma buoni veri amici sparsi ma non dispersi per il mondo. Ha tradotto La vita promessa (Gedit, Bologna 2004), di Guy Goffette, su cui ha realizzato un servizio per «Poesia» (settembre 2005).<br />
Ha tradotto Manhandling the Deity di John Deane, su cui ha scritto un servizio per «Poesia» (maggio 2005). Ha tradotto alcune poesie di Douglas Dunn per «Nabanassar» e «La Clessidra». Una scelta di poesie dalla sua prima raccolta, per custodire l’amore, è stata pubblicata su «Poesia» (luglio-agosto 2004), una scelta dal poemetto in parole scarne su Faranews, alcuni inediti su «Sinestesie». È inclusa nell’antologia La coda della galassia (Fara 2005) con una scelta di poesie dalla sua nuova raccolta: senza. Ha partecipato a due puntate della trasmissione di poesia “di-versi” di Rai Futura.<br />
Gestisce un sito di poesia e traduzione con molti ospiti italiani, e stranieri in traduzione sua: www.chiaradeluca.com</p>
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		<item>
		<title>Lucianna Argentino</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Se nel nome è il destino, come si diceva nella cultura latina antica, quello di Lucianna Argentino potrebbe essere di riflettere la “lucentezza” discreta e tenue dell’argento, piuttosto che quella sfarzosa e carnale dell’oro; con una composta eleganza apollinea, lontana da ogni fugace esuberanza dionisiaca.La sua fedeltà al suo destino aveva cominciato a rivelarsi, nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=84&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se nel nome è il destino, come si diceva nella cultura latina antica, quello di Lucianna Argentino potrebbe essere di riflettere la “lucentezza” discreta e tenue dell’argento, piuttosto che quella sfarzosa e carnale dell’oro; con una composta eleganza apollinea, lontana da ogni fugace esuberanza dionisiaca.La sua fedeltà al suo destino aveva cominciato a rivelarsi, nella sua precoce vocazione poetica, già nel 1991, con la sua prima silloge “Gli argini del tempo”; e da quei labili argini emergeva ancora timorosa la particolare sonorità della sua voce che “ tra vapori e pulviscoli / di cose remote” trovava corpo solo “dove la vita / diviene ricordo”. <span id="more-84"></span>Cominciava a compiersi quella trasfigurazione della parola, nella sua scrittura, che con “Biografia a margine”  ( del 1994 ) forniva più evidenti indizi del carisma del Poeta per necessità  estrema, come tramite eletto dell’avviso di un mistero: un invito segreto a divenire testimone dell’invisibile ed interprete dell’ineffabile, in una continua dialettica del senso e della funzione della Poesia nell’Essere: “Mimetizzata nelle parole / non so dire se / oltre la parola vivo / nella parola scompaio / o se / oltre la parola scompaio / nella parola vivo…” E’ quasi tutto in questo cruciale dualismo che si delinea la peculiarità della sua poetica, nell’ansia di un’ineluttabile aporia che si celebra la sua estenuata ricerca e, forse, la sua vittoriosa condanna ( di non rassegnata Euridice, con la sua  rinuncia a seguire il suo Orfeo ). Col tempo la sua pagina diviene sempre più estuario di un sofferto percorso, di cui il lettore può individuare le tracce, nel quale non si cercano né accolgono scorciatoie e accomodamenti. E più ancora nel suo “Mutamento”, del ’99, Lucianna consacra il consapevole dono del suo “sangue nero di china”…”oceano solcato dalla sua lingua”, in un continuo  ricorrere all’allegoria,  ben oltre la consueta metafora, per rendere colmabile “l’abisso tra passione e coscienza” . Ma è in “Verso Penuel”, del 2003, territorio del confronto più estremo e verticale, che essa ritrova nuove risorse per la sua perpetrata lotta con l’Angelo, seppur ferita dalla balenante presenza divina. In questa sua dimensione terrena, in cui “la verità umana zoppica”, Lucianna avverte più intima e aspra la necessità di una “pazienza in cui si affila il verso”…”perché non si sconsacri il cuore / nel presagio della carestia / e sia divino questo nostro umano / tentare l’invisibile”.</p>
<p>Francesco De Girolamo</p>
<p>Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962.  Ha collaborato a diverse riviste e   partecipato a letture pubbliche e a rassegne di poesia.  Nel 1991 ha pubblicato la     raccolta poetica “Gli argini del tempo” (ed. Totem).  Nel 1993 ha ricevuto il prim premio “Donna – Poesia”, in seguito al quale ha pubblicato con Fermenti la raccolta“Biografia a margine” (1994), con prefazione di Dario Bellezza, segnalato al Premio Montale nel ‘ 95. Nel 1999 è uscito “Mutamento” sempre per i tipi della Fermenti, nella collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, con prefazione di Mirella Bettarini. La sua più recente raccolta poetica “Verso Penuel” è state pubblicata dalle “Edizioni dell’ Oleandro”, nel 2003, con prefazione di Dante Maffìa.</p>
<p>Mi percepisco radice e ramo di quercia</p>
<p>uccello cicala e pesce</p>
<p>uomo bambino sorella</p>
<p>un po’ meno donna</p>
<p>un quasi un se un domani.</p>
<p>Altrove è l’aria di cui vivo</p>
<p>altrove è il luogo dove sono</p>
<p>lontano (lo spazio di uno sguardo</p>
<p>di un silenzio) da qui</p>
<p>dove la consuetudine a vivere</p>
<p>si pronuncia parallela alla morte.</p>
<p>Mimetizzata nelle parole</p>
<p>non so dire se</p>
<p>oltre la parola vivo</p>
<p>nella parola scompaio</p>
<p>o se</p>
<p>oltre la parola scompaio</p>
<p>nella parola vivo.</p>
<p>Nella pagina cerco risposte</p>
<p>assecondando il tempo</p>
<p>che separa l’idea della morte</p>
<p>dal suo compiersi.</p>
<p>.</p>
<p>(da “Biografia a margine”, Fermenti 1994)</p>
<p>Che importa ormai sapere</p>
<p>se c’è o non c’è tempo</p>
<p>per placare l’impazienza di Orfeo</p>
<p>se sono io – Euridice – a voltargli le spalle</p>
<p>a non volerlo seguire?</p>
<p>(da “Biografia a margine” Fermenti 1994)</p>
<p>***</p>
<p>Provami l’utilità del Bene</p>
<p>tu che mi hai voluta qui</p>
<p>senza chiedermi dove sono,</p>
<p>dov’è che sono veramente.</p>
<p>Dimmi chi è che può salvare</p>
<p>e chi essere salvato,</p>
<p>ma considera pure l’incapacità mia</p>
<p>di sentire altro che non sia</p>
<p>questa inadeguata sapienza.</p>
<p>Sappi che non so circuire la vita</p>
<p>perché drappelli di parole</p>
<p>ostinate alla distanza mi assediano,</p>
<p>ma so che tra passione e coscienza</p>
<p>l’abisso è colmabile</p>
<p>se Dio riprendesse la Sua onnipotenza</p>
<p>dalle nostre mani…</p>
<p>(da “Mutamento”, Fermenti 1999)</p>
<p>***</p>
<p>Avrei dovuto imparare</p>
<p>dall’umile ritrarsi dell’ombra</p>
<p>al passo della luce</p>
<p>prendere esempio dall’ombra lieta dell’acqua</p>
<p>da quella mobile trasparenza</p>
<p>il vivere aderito all’obbedienza.</p>
<p>Ma somiglio a quell’istante</p>
<p>in cui anche un orologio fermo</p>
<p>segna l’ora esatta…</p>
<p>Per questo restano acerbi i peccati</p>
<p>inagrestisce la coscienza nell’ovvietà</p>
<p>ma la necessità rincasa a dettarmi</p>
<p>d’un mondo sommerso</p>
<p>- pazienza su cui s’affila il verso.</p>
<p>(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)</p>
<p>***</p>
<p>Baciata dal tempo e da quel bacio all’attimo consegnata</p>
<p>sminuzzo la realtà per meglio amarla</p>
<p>nell’ora in cui le rondini tornano</p>
<p>ad abitare le fessure di pietra e gli angoli</p>
<p>della stanza placano la loro aguzza forma.</p>
<p>Vorrei tornare a questa vita col privilegio</p>
<p>di chi non si è mai guardato in uno specchio</p>
<p>per darmi un’ esitante certezza</p>
<p>ora che esito soltanto.</p>
<p>(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)</p>
<p>***</p>
<p>Assicurami il talento di Persefone</p>
<p>tu, mia ragione scoscesa a picco</p>
<p>sull’ubiquità di cui mi fai capace.</p>
<p>Muta in furtiva voce</p>
<p>la vertigine d’essere riva al tuo destino</p>
<p>perché non si sconsacri il cuore</p>
<p>nel presagio della carestia</p>
<p>e sia divino questo nostro umano</p>
<p>tentare l’invisibile.</p>
<p>(da “Verso Penuel”, L’Oleandro 2003)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/84/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/84/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=84&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Rita Florit</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[antologie]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Queste sono alcune lezioni inevitabili, da ricordare senza enfasi e senza disperazione: la pietra scagliata che deve cadere (e per Rilke è felice chi cade, perché cade; per Margherita Porete è felice perché sarà sollevato una volta o molte), il fuoco che deve bruciare, l&#8217;attrazione tra due sconosciuti in un rapporto che sarà amicizia o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=83&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Queste sono alcune lezioni inevitabili, da ricordare senza enfasi e senza disperazione: la pietra scagliata che deve cadere (e per Rilke è felice chi cade, perché cade; per Margherita Porete è felice perché sarà sollevato una volta o molte), il fuoco che deve bruciare, l&#8217;attrazione tra due sconosciuti in un rapporto che sarà amicizia o amore, il sacrificio del seme nella terra. Rita Florit affronta queste realtà docenti con il cuore pieno, in un linguaggio che va oltre -<span id="more-83"></span> totalmente OLTRE, di nuovo senza enfasi e senza disperazione &#8211; la lotta fra scrittura chiara e scrittura oscura o fra tradizione e ricerca. I sensi sono sempre accesi e &#8211; secondo l&#8217;insegnamento di Cristina Campo &#8211; diventano sovrannaturali. Allora colgono il Mutamento e il Rapporto, di cui il fuoco rosso è il segno, che contraddicono la morte &#8211; non cosa e non oggetto di discorso -; e per quanto dolorosi valgono la resistenza di oggi, in tutti i campi in cui siamo chiamati, tutti, ad esercitarla. Scrivo queste righe nell&#8217;eterno caos di Genova e nella sua dolce barbarie autodistruttiva: anche questa è inevitabile, come il fuoco, il seme, l&#8217;amore &#8220;forte come la morte&#8221;.</p>
<p>Massimo Sannelli</p>
<p>Lezioni inevitabili</p>
<p>Rossa di polvere la terra<br />
tesa in velluto crepuscolare<br />
trasmuta l´ocra in ombre<br />
i suoi calcarei insediamenti<br />
m´impartiscono lezioni inevitabili</p>
<p>*</p>
<p>Maestosi tronchi secolari<br />
di nodose rugosità<br />
ancorando radici in circoscritti<br />
silenzi decantano</p>
<p>*</p>
<p>Ritorte braccia d´ulivo<br />
avvoltestese<br />
così gravate dalla fatica<br />
dell´essere sostegno</p>
<p>*</p>
<p>Vomita pietre la terra<br />
spaccano l´aratro<br />
nascita di muri a secco<br />
rete d´ossa lucenti che<br />
racchiude il paesaggio<br />
Crani bambini a guardia<br />
delle notti</p>
<p>*</p>
<p>La casa del vento è nel bianco<br />
sortilegio di calce<br />
sfogliata nello<br />
s c r o s t a r s i<br />
degli strati nell´erosione<br />
delle polveri crespe<br />
friabili del cuore</p>
<p>*</p>
<p>Avvampano le foglie nel<br />
mattino riversano un abbaglio<br />
d´alluminio<br />
bifronti e consistenti<br />
mi persuadono della duplice<br />
salvifica natura</p>
<p>*</p>
<p>Frondedita nell´aria<br />
infilate<br />
ad arpionarla<br />
ad afferrarla e<br />
strapparla<br />
urlo del mezzogiornoassalto<br />
Regna Pan</p>
<p>*</p>
<p>E i frutti verdeamari pendono<br />
nel sogno del dicembre<br />
che verrà<br />
lievitati ellittici<br />
tacciono il compimento<br />
fremono alla Caduta</p>
<p>*</p>
<p>Rossa di polvere la terra<br />
in umido tappeto annerirà<br />
si farà grembo per accoglierli<br />
ma non per noi precipitati<br />
da più impervie altezze</p>
<p>*****</p>
<p>Alla stazione la sera è una leggera valigia<br />
Estranei sguardi infliggono le schegge del distacco.<br />
Faccio della mia pelle nebbia.<br />
Inizio il viaggio che ci separa.<br />
Dei nostri giorni i resti, s&#8217;affacceranno<br />
abbracciati, dal nido di porpora dell&#8217;assenza.</p>
<p>*****</p>
<p>Cuore inquieto<br />
di pulsagonie scarlatte<br />
denuda questa notte<br />
nell´abissale vaso<br />
delle stipate lacrime</p>
<p>*****</p>
<p>La predisposizione<br />
della luce,<br />
negli interstizi verdi<br />
accoglie<br />
sussulti di suoni.<br />
E l&#8217;anima<br />
si tace<br />
nell&#8217;alternanza rorida<br />
di steli,<br />
zaffiri/oceani<br />
nel firmamento ustorio<br />
che non dà mai<br />
pace.</p>
<p>Rita Regina Florit è nata a Reggio Emilia nel ‘58, vive a Roma.<br />
Lezioni inevitabili, Lietocolle 2005, è la sua prima raccolta poetica.<br />
Partecipa a Roma-Poesia nel 2005 e 2006, rispettivamente con i video Lezioni<br />
inevitabili (con Giorgio Bevignani) e Varchi del rosso (con Enrico Frattaroli) di sua<br />
produzione. E’ autrice di testi per il teatro-danza, Mirra &#8211; Bologna ‘96, e per<br />
installazioni, Shapes &#8211; Castel San Pietro Terme (Bo) 2006.</p>
<p>E’ curatrice della Mostra Fuoco e fuochi, Forte di Marina di Bibbona (Li)<br />
estate 2006. Presente in varie antologie tra cui “Il segreto delle fragole 2007″<br />
Lietocolle edizioni. Segnalata al Premio Nazionale di Letteratura Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2006. Edizioni d´if per la raccolta inedita “Piante occulte”.<br />
Nel web su Poiein, Poezibao e con l´e-book *Labirinti e fuochi* Feaci<br />
edizioni. Suoi testi sono stai tradotti in francese e soggiornano quasi stabilmente<br />
nei blog :</p>
<p>www.aetheria.splinder.com</p>
<p>www.inoui.splinder.com</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/83/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/83/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/83/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=83&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Cosmogonie d’altra scienza. Nota sulla poesia di Gabriele Pepe</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/cosmogonie-d%e2%80%99altra-scienza-nota-sulla-poesia-di-gabriele-pepe/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ritrovato con sorpresa e con un sorriso “Sperperato incanto” tra i testi che Fabrizio mi ha inviato; l’avevo già incontrata, confusa tra centinaia d’altre poesie, in concorso per un premio letterario di cui sono giurata. Per spiccare tra tanti, per distinguersi nell’indistinto e nell’anonimato, un testo poetico deve pur avere qualcosa di speciale. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=82&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ritrovato con sorpresa e con un sorriso “Sperperato incanto” tra i testi che Fabrizio mi ha inviato; l’avevo già incontrata, confusa tra centinaia d’altre poesie, in concorso per un premio letterario di cui sono giurata.<br />
Per spiccare tra tanti, per distinguersi nell’indistinto e nell’anonimato, un testo poetico deve pur avere qualcosa di speciale.<br />
La poesia di Gabriele Pepe mi colpì, prima, poi mi spiazzò. O forse non in questo esatto ordine, a pensarci bene. O forse entrambe le cose, simultaneamente. <span id="more-82"></span><br />
Ecco, sì, se devo descrivere la prima sensazione che provo di fronte a un testo di Pepe, è proprio la percezione della simultaneità del suo esprimersi in versi.<br />
Un sorprendente cortocircuito, un impeto creativo che travolge, sconvolge, e spesso conquista.<br />
Ha un furore quasi “futurista”, se non nell’ispirazione, certamente nell’intento, nella vocazione a un’estetica divertente e divertita, destabilizzante, ironica, caustica a volte, ma sempre profondamente sincera.<br />
La sua è una poesia che rovescia sensi e significati in una visione imprevista, e non di rado disturbante, incongruente. Ma di un’incongruenza “saggia”, in qualche modo provvida, capace di suggerire, al di là della sorpresa, altri sensi e significati.<br />
La poesia di Pepe è una lingua nuova, demiurgica: plasma con azzardo una materia lessicale vivissima e pulsante; la gioca, la scommette, la trasforma in una giostra di impennate ritmiche e squarci visionari.<br />
Lo fa attraverso scelte coraggiose, e spesso un po’ guascone.<br />
L’impiego dell’ossimoro è uno degli strumenti che, primo tra tutti, gli permettono di attuare questa creazione (che è anche ricreazione &#8211; nel doppio senso del termine – e d’altronde la molteplicità di senso è uno dei caratteri più evidenti che attraversano la sua opera in versi). “Santissima bestia”, “stigmate profane” (scelte lessicali, queste, che chiaramente alludono a una religiosità negata, eppure di certo in precedenza ruminata), o ancora “regolato abuso”, “ferocia apatica”, “saltimbanco impegno”, sono solo alcuni dei tanti esempi di una retorica piegata a restituire una proiezione parallela in cui l’Io creatore (“il nulla mal s’accosta / al pieno che sprigiono”) allinea gli elementi costitutivi del suo Universo personale in una sorta di caos ordinato. E ordinato proprio grazie a un’unione, a una conciliazione nuova e inaspettata degli opposti, in una dialettica travolgente che spesso trae linfa da un bagaglio enciclopedico eterogeneo e disparato, attingendo di volta in volta dal lessico medico, scientifico, mitico, teologico, astronomico.<br />
Altre volte, invece, è l’intelligente gioco di parole a prevalere (“miti da sfamare”, “uccel di grasso”, “bocca di sfintere”, “l’armata pappagorgia”) o ancora il provocatorio neologismo (“scoppi d’insalute”), in un divertissement moltiplicato e colmo di pantagruelica ironia, e tuttavia in questo gravido di conseguenze e intuizioni, veri e propri squarci a livello di senso.<br />
Una poesia che si fa quindi, per sommo ossimoro, scienza altra, e soggettiva, cosmogonia allucinata, fantasia d’atlante estremo, dilatato.</p>
<p>Cristina Babino</p>
<p>Poesie inedite di Gabriele Pepe</p>
<p>Esposizione</p>
<p>Esposizione nucleale di un alter ego che non sia Aristotele scienziato</p>
<p>bensì il miraggio puro e prometeico di un progetto inafferrabile</p>
<p>raccolto al mito del Titano che s’intravede in fuoco e scintillio di lingua.</p>
<p>Sonagli luminosi, sussurri ottici, radiosi strepiti d’introspettiva fiaccola</p>
<p>che in luce salmodiando l’oracolo bruciante alla sua brace convertirà</p>
<p>Sperperato incanto</p>
<p>Non vivo a saldo cuore combattente</p>
<p>ma vigliacco bivacco nell’addome</p>
<p>uccel di grasso a casalinga piuma</p>
<p>per le gabbie svolazzo saturnino</p>
<p>chiocciando cove e uova di parole</p>
<p>albume e tuorlo a lingua maldicente</p>
<p>oscenità del fradicio pulcino</p>
<p>che troppo infuria antropica natura</p>
<p>e sperperando giorni e sogni inabili</p>
<p>sottraggo umanità dalla mia testa</p>
<p>fino a che impulso di nervo ancestrale</p>
<p>lisca lucente di corpo selvatico</p>
<p>midollo arcaico santissima bestia</p>
<p>carnoso esubero di ninfe e satiri</p>
<p>come d’incanto alla corte del panico</p>
<p>sacra siringa mi sento suonare</p>
<p>Le colonne immerse</p>
<p>Che resti l’Ercole impotente</p>
<p>le cui colonne immerse</p>
<p>ho fintamente superato</p>
<p>sale la bruma e spacca l’ossa alle brughiere:</p>
<p>ventose sentinelle</p>
<p>di rango disumano</p>
<p>che per lombrichi versi</p>
<p>mi scavo da lontano</p>
<p>digestione di muschi e di licheni</p>
<p>rifiuti cronici di un pasto solitario</p>
<p>farina dei miei lombi</p>
<p>aspersa sull’ortica</p>
<p>che corrono i cavalli e la canizza sbrana</p>
<p>e i corvi gracchiano dai tempi del disgelo</p>
<p>e il cacciatore arranca</p>
<p>senza fiato rincorre la sua vita</p>
<p>preda cangiante che del cosmo</p>
<p>si crede l’epicentro</p>
<p>Genesi</p>
<p>Caos che nasce dalle fondamenta</p>
<p>vacilla sfrigola e concreto cristallizza</p>
<p>sintetizzando in scopi ignoti un universo</p>
<p>esposto e risoluto che nel guscio</p>
<p>dell’alte forze e delle discipline tribola</p>
<p>Accado nel sottrarmi o sottostare</p>
<p>a quel congegno lucivago dell’erranza</p>
<p>incanto della fisica compiuta</p>
<p>radice quadra della legge e del disordine</p>
<p>acqua della placenta accelerata</p>
<p>che il nulla mal s’accosta</p>
<p>al pieno che sprigiono</p>
<p>e sono tenebra che luce inchioda</p>
<p>all’esistenza</p>
<p>e sono il raggio che s’espande</p>
<p>e la dissipazione in sé trasporta</p>
<p>lucerna dello spirito</p>
<p>e della stella rosa</p>
<p>morte impietosa che si fa dimora</p>
<p>Ai posteri l’atlante</p>
<p>Fratelli corpi</p>
<p>esposti all’empirico giudizio</p>
<p>ricomposti al ludibrio della scienza</p>
<p>monografia del sano</p>
<p>sindrome gemella in gogna luminosa</p>
<p>su sfondo bianco</p>
<p>alone estorto che assume impronta</p>
<p>su sindone cartacea</p>
<p>cartina patologica di un altro cielo</p>
<p>che per contrasto assiste alla rincorsa</p>
<p>di un lampo che traslucido rivanga</p>
<p>il tumulo di carta patinata</p>
<p>il dotto candido sepolcro</p>
<p>sottile come un foglio:</p>
<p>la marmopagina dell’epitaffio</p>
<p>In corso di espiazione</p>
<p>1.</p>
<p>Non voglio più lambire incanti cortigiani</p>
<p>talmente vasto regno dell’abbaglio che occhi</p>
<p>bruciano a contemplare stimmate profane</p>
<p>opache stelle d’ineffabile entropia:</p>
<p>sacrilegio che muta i prìncipi in ranocchi</p>
<p>e si offre di purezza ai sogni partigiani</p>
<p>miraggio necessario alla carnezzeria</p>
<p>di cuori dissennati e bocche da sfamare</p>
<p>libero tuttavia dagli abili macelli</p>
<p>che la grandezza sta nell’essere maldestro</p>
<p>il goffo incantatore del serpente arcano</p>
<p>l’illustre demone che morde all’occorrenza</p>
<p>e nella carne effonde amletico veleno:</p>
<p>in cruda morte visionaria degli agnelli</p>
<p>in scandalosa vanità dell’innocenza</p>
<p>crudele sperpero di vittime al massacro.</p>
<p>Resiste sempiterna fluttuazione errata</p>
<p>archètipa frequenza non conforme al tono</p>
<p>che vibra per contrasti e scioglie il suo lamento</p>
<p>in singole devianze, mutazioni ritmiche.</p>
<p>È fonte distorsiva che battezza il mondo</p>
<p>si svela al paradosso, dell’assurdo canta</p>
<p>oscillazioni: partiture dell’origine</p>
<p>figure primordiali di suono e pigmento.</p>
<p>2.</p>
<p>E mi sovverto senza norme e direttive</p>
<p>che verbo del potere è voce rutilante</p>
<p>è bocca di sfintere in fondo alle solerzie</p>
<p>che evacua sale divorando pane e rose.</p>
<p>Rivendico salvezze in lingue deflagrate</p>
<p>indocili frammenti in ere clandestine:</p>
<p>con saltimbanco impegno insisto sull’orrore</p>
<p>mi espongo evanescente al lancio delle pietre</p>
<p>che mostro grado medio introiettato all’orbita</p>
<p>pianeta scenico di lauto amore aggrava</p>
<p>fingendo onore dove l’orda frusta ingorda</p>
<p>e nel civile ossequio all’ordinario abuso</p>
<p>corda e sapone assolve e con distacco avalla.</p>
<p>Ferocia apatica dell’abbondanza cronica</p>
<p>furore dell’ammasso, dei valori a frutto</p>
<p>orgoglio e lustro dell’armata pappagorgia.</p>
<p>Ma tra un’ellisse e l’altra gravita la luna</p>
<p>dolore planetario a carne di satellite</p>
<p>che ad ogni eclisse rende nuova la sua specie.</p>
<p>Invereconda e sconveniente traiettoria</p>
<p>spirito delle scarlatte maree congenite</p>
<p>corpo scisso che varca la galassia ossuta</p>
<p>e alieno si riflette sull’azzurra crosta</p>
<p>di un’altra terra arresa al ciclo della pelle</p>
<p>3.</p>
<p>Sopravvivono brandelli faville d’ombra</p>
<p>sgranati fotogrammi esposti al cielo pigro</p>
<p>sul mucchio abraso delle rètine sdrucite</p>
<p>cronografie catodiche d’avanzi umani</p>
<p>residuali lampi d’apparenza che sul ciglio</p>
<p>di strade ambite vagano: scintille d’ossa</p>
<p>bagliori della morte scheletriti sguardi</p>
<p>dell’umor vitreo tra le precarie viste</p>
<p>di un occhio che di lacrime straripa a gloria</p>
<p>d’intrepide rivolte e crude repressioni</p>
<p>che gravido d’amore porfido non duole</p>
<p>scagliato col cervello e cuore scintillante.</p>
<p>Sogno sbranato da fameliche illusioni</p>
<p>cometa lacerata a coda transitoria</p>
<p>passaggio mistico che ancora stilla sangue</p>
<p>e di reliquia sboccia: miraggio d’altro fiore</p>
<p>tra le scabrose aiuole al centro dei deserti</p>
<p>polline che incendia polveri d’un rito</p>
<p>eroso dalla furia del suo stesso oltraggio</p>
<p>cadente simulacro di un pensiero a corte</p>
<p>vermiglia cenere dei fuochi del giardino</p>
<p>luce smarrita nell’intrico dei cipressi</p>
<p>che il sol dell’avvenire imploso all’orizzonte</p>
<p>di schianto illumina la neve nel crepaccio</p>
<p>Katrina</p>
<p>Cielo salsedine alghe vive e spazi ardenti</p>
<p>se troppa luce sull’incudine del mare</p>
<p>se nubi deflorate in ruvide tensioni</p>
<p>crespata meraviglia</p>
<p>esasperato crisma</p>
<p>se l’occhio al grande fiume affiora</p>
<p>a làtere quell’ombra a margine lo sguardo,</p>
<p>sin troppo calmo in apparenza, cardine</p>
<p>s’ingegna a nero sortilegio</p>
<p>che vortica maligno e sogni sradica</p>
<p>dai fasti della carne.</p>
<p>Pupilla incarognita di palude</p>
<p>crettato alligatore</p>
<p>che espugna la barriera</p>
<p>e nell’oscuro mastica la vita</p>
<p>sul filo amniotico dell’arroganza</p>
<p>che il fine tende a boria la bonaccia</p>
<p>ed argine sicuro è rupe di sbilancio</p>
<p>burrone periglioso che minaccia l’urna</p>
<p>al tempo dell’incanto</p>
<p>Embedded</p>
<p>Coperto corre all’aria disboscata</p>
<p>ansia metallo errante</p>
<p>dal suo rombo strombazza e sbava</p>
<p>e non si cura dell’impatto in atto</p>
<p>si sposta in retroguardia</p>
<p>o segue un filo di binario</p>
<p>treno che al funerale non singhiozza</p>
<p>e al fondo recita la parte del carbone</p>
<p>nell’austera fornace della morte</p>
<p>(Cerbero suo malgrado ringhia e morde:</p>
<p>dal guinzaglio s’allunga nell’umano</p>
<p>per devozione sbrana le sue greggi</p>
<p>bestia pastore d’ordine marziale)</p>
<p>pur di coda resiste turbolenza</p>
<p>ma poi bilancia il vento</p>
<p>il piano ben studiato</p>
<p>il condor dall’artiglio calibrato</p>
<p>o volpe cittadina con pelliccia</p>
<p>cucita su misura</p>
<p>(mamma mimetica</p>
<p>a denti democratici</p>
<p>candidamente ride.</p>
<p>Nel ferro e su sgabello</p>
<p>l’incappucciato elettrico</p>
<p>per mille Volte</p>
<p>assaggia la sua corte)</p>
<p>il grigio allunga il passo</p>
<p>nell’ombra del suo codice</p>
<p>i morti riavvampano nel plasma</p>
<p>o in liquidi cristalli</p>
<p>e se l’incendio esige le sue fiamme</p>
<p>allora basta un pollice</p>
<p>per spegnersi lontani</p>
<p>(un cumulo di corpi</p>
<p>sul pavimento crudo</p>
<p>annuncia un lampo chiuso</p>
<p>che infigge esibizione:</p>
<p>avranno un pio crociato</p>
<p>un colpo di spallucce</p>
<p>e tutto sfugge al popolo sovrano!)</p>
<p>ma dalla cattedrale</p>
<p>chi urla al paradiso</p>
<p>se non Quasimodo?</p>
<p>Decorsi migratori</p>
<p>Ecco la truce particella che s’arrende all’ansia circolante</p>
<p>per abbondanza di combriccole, vecchie borie, narici al caldo,</p>
<p>al dunque la vendetta che minaccia è biochimica volante</p>
<p>non va oltre il distratto sfregamento vento/ala aria/naso</p>
<p>migrante focolaio che, propaganda dell’arca pandemia,</p>
<p>di spettronebbiolina, albume di covata, aleggia sulle feste</p>
<p>di seta e di velluto, sulla grassadolcesanta tirannia</p>
<p>che sovrana si sparge e mondana spancia ben oltre le frontiere</p>
<p>e tutto il resto mondo intruso che si fotta e scoppi d’insalute!</p>
<p>Aracnosophia</p>
<p>Ramificati luoghi e tempi e spazi</p>
<p>e sfondi: gergo d’inganni, sirena</p>
<p>e sfinge criptolingua e ancor polena</p>
<p>barlume remoto di maschera</p>
<p>discreta che sulla prua dell’ego caravella</p>
<p>tra i flutti condivisi riconquista</p>
<p>deriva elettrica</p>
<p>ma ogni viaggio inizia con un laccio</p>
<p>neostringa ombelicale</p>
<p>di un essere cromatico che in lieve differita</p>
<p>concilia l’anima con il suo clone:</p>
<p>dinamico rovello appeso all’iride cablato</p>
<p>frattale impulso d’esperanto fuoco</p>
<p>logo mediale che in cristalli acchiocciol@</p>
<p>e assume censo inconsistente al cuore</p>
<p>comprime il cielo:</p>
<p>(dell’iperspazio</p>
<p>vetrose aurore trasparenti)</p>
<p>microsole che ri-sorge giallo magenta e ciano</p>
<p>sui liquidi giardini a babilonia</p>
<p>babilonia scorrevole la troia</p>
<p>sgualdrina processata di matrici e porte</p>
<p>groviglio di silici e scorie</p>
<p>boscaglia algebrica</p>
<p>mangime per quel ragno alfanumerico</p>
<p>che ai frutti mira dell’albero coassiale</p>
<p>il pomo turgido del fiore soffice</p>
<p>griglie di polpa</p>
<p>memorie di una vita</p>
<p>da mela morsicata</p>
<p>che vivamente sedentaria al pasto</p>
<p>s’intrattiene del baco resettore</p>
<p>Crespa d’onda</p>
<p>(Del mare sono goccia nella brocca</p>
<p>che spinge fino all’orlo e mai trabocca)</p>
<p>Da crespa d’onda schiuma d’immemoria</p>
<p>sotto l’innata svolta della ruota</p>
<p>la curva si modella della storia</p>
<p>che in me si srotola coscienza nuova</p>
<p>Feto barionico dell’inorganico</p>
<p>che eterno mi ribolle e mi sostanzia</p>
<p>placenta nera dell’embrione quantico</p>
<p>che Morte già dispone alla mattanza</p>
<p>Gabriele Pepe nasce a Roma, dove pure risiede, nel 1957. Ha pubblicato finora due raccolte di poesie: “Parking Luna” ArpaNet Milano 2002 e “Di corpi franti e scampoli d’amore” LietoColle libri Faloppio (CO) 2004. È inoltre presente nelle antologie: “Ogni parola ha un suono che inventa mondi” ArpaNet Milano 2002; “Fotoscriture” LietoColle libri Faloppio (CO) 2005; “Il segreto delle fragole 2006” LietoColle libri Faloppio (CO).</p>
<p>Suoi testi e recensioni sono apparsi su varie riviste tra cui: L’Avvenire, Tuttolibri (inserto de: la Stampa) Il Segnale (n.63/2003 e n. 66), Il Segnalibro (dicembre 2002), Spiragli, Storie (n.50), Il Foglio Letterario (marzo 2003), Tam Tam, Stradafacendo, La Clessidra, Poiesis, Tirature ’03 (Ed. Il Saggiatore 2003), Gradiva, Polimnia ed altre.</p>
<p>Ha ricevuto premi e riconoscimenti in vari concorsi di poesia.</p>
<p>Ora sta lavorando alla sua terza raccolta poetica da cui sono tratte alcune delle poesie qui presentate.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/82/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/82/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/82/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=82&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Massimo Sannelli (Di Maria Grazia Calandrone)</title>
		<link>http://fabry2000.wordpress.com/2007/10/04/massimo-sannelli-di-maria-grazia-calandrone/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[La poesia di Massimo Sannelli sembra scritta da dentro una cella sembra esalare verso lo spettacolo notturno dalle grate di una cella tanto è essenziale, sembra composta delle parole che servono ai bambini per passare una buona notte, parole che fanno paura e parole che fanno piangere e parole che fanno abbracciare – ai bambini [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=81&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La poesia di Massimo Sannelli sembra scritta da dentro una cella sembra esalare verso lo spettacolo notturno dalle grate di una cella tanto è essenziale, sembra composta delle parole che servono ai bambini per passare una buona notte, parole che fanno paura e parole che fanno piangere e parole che fanno abbracciare – ai bambini bisogna dire tutto, tenere tutto dentro le parole perché il sonno sia completamente chiuso nella sua bolla di bene. <span id="more-81"></span>Le sue rare e rarefatte parole sono le fronde di qualcosa di arboreo che non è detto e che si piega a parlare a bambini e animali, con la stessa dottissima semplicità degli animali e dei bambini, con lo stesso mischio di lauda e sgretolamento semantico delle avanguardie scavalcate con il sorriso del figlio che diventa padre – perché la cosa naturale contiene anche la nostra cultura, occasionale e in via di accrescimento come le cose mortali, e ha la ripetizione di una cantilena che non deve convincere ma portare altrove, nelle stanze di una Passione amorosa e mortale sopportata con la pazienza di chi a sua volta è amoroso e mortale.</p>
<p>Questo è Sannelli in parola e in persona ed è per questo che pensiamo a lui come a un poeta.</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Massimo Sannelli</p>
<p>7 poesie (autunno 2006)</p>
<p>1</p>
<p>dov’è la madre diversa, parte,</p>
<p>tra i figli sopportare questa</p>
<p>solitudine lunga, allora è fatto</p>
<p>sfregio; dietro è fatta</p>
<p>esperienza e luce; certo è giglio.</p>
<p>chi credete io sia? ti aiuto, spiega,</p>
<p>con</p>
<p>la mancanza fiera, aiuto – le roi</p>
<p>dissociarsi, le roi urlare, così</p>
<p>in fretta anche, dalle due mani,</p>
<p>separare, oh, sassi, strumenti,</p>
<p>colpire.</p>
<p>popolo, a cui si è fatto; e fa</p>
<p>vento innocente questo, nei</p>
<p>rumori; ché corre vento.</p>
<p>2</p>
<p>perché non è la mano, si parla</p>
<p>di questo peso: parodia</p>
<p>dolorosa,</p>
<p>fino a pungere. Punge.</p>
<p>A Dio sono scene diverse,</p>
<p>appartamenti conchiusi, bene</p>
<p>là i tesori. è avuta così corona</p>
<p>incorruttibile, diversamente</p>
<p>corruttibile poi, amiche e</p>
<p>amici,</p>
<p>suonatori, attori; voci corrono.</p>
<p>Il resto è più totale: con ardore</p>
<p>è difeso.</p>
<p>3</p>
<p>per una lama di luce</p>
<p>le lacrime vere o agre:</p>
<p>questo è serafino e questo</p>
<p>è uccello, vola; e questo</p>
<p>è il tavolo, conosciuto</p>
<p>o neutro. non manca</p>
<p>né donna de paradiso</p>
<p>né figlio, preso: come</p>
<p>la riscrittura loro è tale</p>
<p>e agra.</p>
<p>4</p>
<p>poi sono «dolcissimi i crolli»,</p>
<p>dama</p>
<p>dorme,</p>
<p>nelle gambe prima, per la fame,</p>
<p>e ora «terrore di guardare,</p>
<p>indietro» – credi il rosso è cosa,</p>
<p>con sua statura; e più uomo è</p>
<p>nato, e anche il Cristo buono,</p>
<p>sanguigno tanto. Che bene</p>
<p>senti;</p>
<p>che bene intendi – al presente</p>
<p>padre con madre, i dolcissimi</p>
<p>sensi, e dorme dama, fame scossa, serena fronte.</p>
<p>Dietro ogni ora è fatto uno</p>
<p>schermo privato: non niente.</p>
<p>Qui</p>
<p>mostra prime le mani, come</p>
<p>noi, da questo a un altro</p>
<p>angolo, pulisci.</p>
<p>5</p>
<p>il piacere fu espresso alto, da</p>
<p>i sospiri, servo, i lavori sparsi,</p>
<p>le voci, perfezione su</p>
<p>perfezione; chi</p>
<p>corre su asfalto, cosa, travolge</p>
<p>uno,</p>
<p>fermo, rimbalza, uccide: questo</p>
<p>è</p>
<p>visto. Vale la provocazione</p>
<p>onesta. Si sarà prolungata in</p>
<p>cacce</p>
<p>felici e libri – quando non è</p>
<p>bello</p>
<p>questo, e non si piange, e se «ti</p>
<p>arriva la luce?»,</p>
<p>stringendoti, non arriva questo,</p>
<p>non è</p>
<p>cosa questa che installa e</p>
<p>inciela</p>
<p>te e altri – sono i due estremi.</p>
<p>6</p>
<p>«la notte è meglio</p>
<p>dormire», anche tra</p>
<p>molte diverse molte</p>
<p>volte, cuccioli, bestie,</p>
<p>bestie –</p>
<p>avanguardia avanguardia</p>
<p>spinta, senza gli studi</p>
<p>(gli stridi acuti, ecco)</p>
<p>acuti, che mortificano –</p>
<p>dov’è la madre diversa,</p>
<p>tra i figli. Che significa</p>
<p>i colpi colpire, questa</p>
<p>sopportata</p>
<p>le pause e non morire,</p>
<p>pochissimo alta, tra i rumori.</p>
<p>7</p>
<p>popolo a cui si è fatto –</p>
<p>che fa; sono diversi</p>
<p>tanto i fratelli, sono.</p>
<p>è ben vento quello</p>
<p>esterno; è bene vocale</p>
<p>chiara – fu citata –,</p>
<p>per urlo; e tutta resta.</p>
<p>La chiusa adombra</p>
<p>un luogo: che</p>
<p>è più solida gioia,</p>
<p>minuti brevi,</p>
<p>benedette dita.</p>
<p>Massimo Sannelli (Genova,1973) è dottore di ricerca in Filologia latina medievale, vive a Genova. Coordina due spazi in rete («Sequenze»: www.sequenze.splinder.com; «Microcritica»: www.microcritica.splinder.com) e, con Marco Giovenale, la rivista elettronica «Bina». Suoi scritti teorici, critici e poetici sono apparsi in antologie e miscellanee (Ákusma, Metauro, Fossombrone 2000; Fisica e metafisica dell’eresia, La Finestra, Lavis, 2003; Parola plurale, Sossella, Roma 2005; Poesía latina medieval, Ed. del Galluzzo, Firenze 2005), in riviste («Action poètique», «Anterem», «L’Area di Broca», «Atelier», «Bina», «Cantarena», «Capoverso», «Comme en poèsie», «Exit», «Ex libris», «Lettere italiane», «Maia», «Medioevo latino», «Medioevo romanzo», «Nuova corrente», «Nuovi argomenti», «Ossetia», «Paginazero», «Poesia», «La rassegna della letteratura italiana», «Resine», «Re:viste», «Rivista di Storia e letteratura religiosa», «Semicerchio», «Smerilliana», «Studi duemilleschi», «Versodove», «Yale Italian Poetry») e in siti di letteratura («Il calzerotto marrone», «Nazione indiana», «Poesia da fare», «Pseudolo», «L’Ulisse», «Liberinversi», «Nabanassar», «Oltre il tempo», «Pagine corsare», «Rhymersclub», «Universopoesia»). Fa parte del comitato scientifico per gli incontri culturali del monastero di Camaldoli. Dirige la collana «Nuovo rinascimento», per L’impronta editrice (Trento).</p>
<p>Sequenze http://www.sequenze.splinder.com</p>
<p>Microcritica http://www.microcritica.splinder.com</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/81/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/81/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/81/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=81&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tane e Belvedere</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 16:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[novità editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Tomaso Franco TANE E BELVEDERE (Poesie) Mobydick Editore Collana di Poesia &#8220;Lenuvole&#8221;, 124 pp. 80, Euro 10,00 ISBN 978.88.8178.338.X Tomaso Franco è nato a Bologna nel 1933 e vive a Vicenza. Appassionato di storia dell&#8217;arte, ha pubblicato saggi su riviste italiane e straniere, mentre ha curato un volumetto di lettere inedite di Fogazzaro, suo avo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=75&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tomaso Franco<br />
TANE E BELVEDERE<br />
(Poesie)</p>
<p>Mobydick Editore<br />
Collana di Poesia &#8220;Lenuvole&#8221;, 124<br />
pp. 80, Euro 10,00<br />
ISBN 978.88.8178.338.X<span id="more-75"></span></p>
<p>Tomaso Franco è nato a Bologna nel 1933 e vive a Vicenza. Appassionato di storia dell&#8217;arte, ha pubblicato saggi su riviste italiane e straniere, mentre ha curato un volumetto di lettere inedite di Fogazzaro, suo avo (Rosellina Archinto, 1988), e un libro dedicato alle lettere di Enrico Guicciardi (1998).<br />
Come narratore ha pubblicato il romanzo Il soldato dei sogni (Neri Pozza, 1995) e I muri della casa e altri racconti (I quaderni del Battello Ebbro, 2005).<br />
Come poeta &#8211; presente in antologie quali Il viaggiatore indispensabile (Crocetti, 2002) &#8211; ha dato alle stampe Uno scatto dell&#8217;evoluzione (Edizioni del Leone, 1984, prefazione di Luciano Erba); Parole d&#8217;archivio (Cens, 1986, prefazione di Guido Oldani &#8211; Premio &#8220;Clemente Rèbora&#8221;); Il libro dei torti (Liberty House, 1988); Nome lontano (Fiori di Torchio, 2004).</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/75/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/75/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=75&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il bene della vista</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 16:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[novità editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Mauro Ferrari Il bene della vista edizioni Joker Nuova serie n. 22 2006 ISBN 88-7536-074-X pp. 120 cm 12&#215;21 € 12,50 L&#8217;autore Mauro Ferrari (Novi Ligure 1959) è direttore editoriale delle Edizioni Joker, da lui fondate nel 1994, e del semestrale di cultura letteraria La clessidra. Ha pubblicato tre raccolte poetiche: Forme (Genesi, Torino 1989), [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=74&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mauro Ferrari<br />
Il bene della vista<br />
edizioni Joker<br />
Nuova serie n. 22 2006<br />
ISBN 88-7536-074-X pp. 120 cm 12&#215;21 € 12,50<span id="more-74"></span></p>
<p>L&#8217;autore<br />
Mauro Ferrari (Novi Ligure 1959) è direttore editoriale delle Edizioni Joker, da lui fondate nel 1994, e del semestrale di cultura letteraria La clessidra.<br />
Ha pubblicato tre raccolte poetiche: Forme (Genesi, Torino 1989), Al fondo delle cose (Joker, Novi 1996) e Nel crescere del tempo (con l’artista Marco Jaccond, I quaderni del circolo degli artisti, Faenza 2003); ha inoltre pubblicato brevi saggi di poetica, Poesia come gesto. Appunti di poetica (Joker, Novi 1999), e ha collaborato con testi e saggi ad antologie italiane ed europee.<br />
Suoi interventi sono apparsi sulle maggiori riviste, nell’Annuario Castelvecchi e nella silloge critica Sotto la superficie. Letture di poeti italiani contemporanei (Bocca, Milano 2004).</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/fabry2000.wordpress.com/74/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/fabry2000.wordpress.com/74/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/fabry2000.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/fabry2000.wordpress.com/74/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fabry2000.wordpress.com&amp;blog=1844077&amp;post=74&amp;subd=fabry2000&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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